Crescent bocciato al Consiglio di Stato: non è valida la procedura del Comune (dal Corriere del Mezzogiorno – 27.03.2014)

LA SENTENZA

Bisognerà ricominciare l’iter per l’autorizzazione da zero. E adesso il ruolo determinante spetta alla Soprintendenza

SALERNO – I dubbi sono ancora tanti, ma un tassello del complicato mosaico Crescent è stato messo. L’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune di Salerno il 14 febbraio scorso è stata dichiarata nulla. Il Consiglio di Stato ha depositato ieri l’ennesimo provvedimento sulla questione che da anni coinvolge il palazzone residenziale a forma di emiciclo disegnato da Ricardo Bofill. Palazzo Spada ha accolto l’appello incidentale proposto dal Ministero dei Beni culturali che, a sorpresa, è entrato di diritto nella querelle giudiziaria tra l’amministrazione De Luca e l’associazione ambientalista Italia Nostra.

Stavolta era stata la Crescent srl a rivolgersi al Consiglio di Stato per avere chiarimenti sulla procedura da seguire per il rilascio dell’eventuale nuova autorizzazione paesaggistica, messa sotto scacco non solo dai giudici amministrativi ma anche dalla procura di Salerno che, a novembre scorso, ha sequestrato il Crescent.
LA VICENDA – Vincenzo De Luca e il Comune di Salerno erano già partiti in accelerazione. Riunita la commissione locale paesaggio e trovata la famosa “via d’uscita” – rinnegata dal soprintendente Gennaro Miccio – a Palazzo di Città si era deciso che la procedura da seguire era quella del 2008: una norma transitoria, abrogata l’anno successivo, che attribuiva al Comune la competenza a rilasciare il nulla-osta paesaggistico. La nuova autorizzazione era anche arrivata alla Soprintendenza, insieme a diffide e controdiffide, in un clima di tensione che, di certo, non giovava alla Crescent srl. La società dei fratelli Rainone avrebbe rischiato di perdere oltre 44 milioni di euro, se anche stavolta la legge non sarebbe stata seguita alla lettera. La richiesta di chiarimenti al Consiglio di Stato era necessaria, ma nessuno avrebbe immaginato che un altro gigante istituzionale si fosse intromesso nella questione. Il Mibac non ha perso tempo. Il Comune di Salerno, ha detto, non doveva seguire la vecchia procedura, ma la nuova legge che attribuisce alle Soprintendenze il potere di rilasciare le autorizzazioni paesaggistiche. E al Consiglio di Stato ha avuto ragione. Si sa solo questo per il momento.

CHIARIMENTI – La sentenza è chiara: «Nello specifico settore paesaggistico, la motivazione contenuta nei provvedimenti di autorizzazione comunale 18 febbraio 2008, n. 20 (rilasciata in relazione al progetto inserito nello strumento urbanistico di attuazione) e 10 dicembre 2008, n. 164 (rilasciata in relazione al progetto da approvare) – si è affermato nella sentenza da eseguire – non risponde al contenuto essenziale che, secondo quanto sopra esposto, il provvedimento in esame deve avere». In particolare, «non viene descritto in modo dettagliato» sia l’edificio che il paesaggio e l’ambito dove l’opera viene realizzata. Elementi, questi, fondamentali per ottenere l’autorizzazione. «L’articolo 146, rispetto a quanto stabilito dall’articolo 159 – prosegue la sentenza – ha previsto che l’intervento della Soprintendenza avvenga non mediante un atto di “controllo” successivo ma, in presenza di aree vincolate per legge, attraverso l’adozione di un preventivo parere vincolante. La previsione di tale parere implica che il legislatore ha inteso attribuire all’amministrazione statale un potere sostanzialmente decisorio che si inserisce, pertanto, non nella fase dell’istruttoria ma in quella costitutiva».

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