“LA PULIZIA ETNICA NELLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA” di Antonella Napoli*

francafrique_500
[Carta di Laura Canali tratta da Limes 3/12 “La Francia senza Europa”]
*http://temi.repubblica.it/limes/la-pulizia-etnica-nella-repubblica-centrafricana/59006
A Bangui la situazione politica è instabile, quella umanitaria è al collasso. Francia, Unione Africana e Onu lanciano grida d’allarme ma non riescono a fare niente.

A un anno dall’inizio delle violenze, si riaccendono i riflettori sulla Repubblica Centrafricana: con l’annuncio dell’apertura di un’indagine preliminare all’Aja e con il dibattito aperto da Ban Ki Moon al Palazzo di vetro.

Nell’ultima settimana, a Bangui e nelle aree limitrofe, altri 30 civili sono stati uccisi dalle milizie musulmane, costringendo alla fuga decine di migliaia di persone.

Poco o nulla riescono a fare le truppe francesi schierate nel paese. Nel più recente degli episodi, che ha coinvolto 3 persone a bordo di un taxi diretto all’aeroporto Mpoko a poche centinaia di metri dal checkpoint controllato proprio dai militari europei, la folla inferocita ha linciato gli occupanti dell’autovettura (la loro colpa, essere musulmani) senza che i colpi di avvertimento sparati dai militari francesci riuscissero a scongiurare la tragedia.

La spirale di attacchi e omicidi interreligiosi si è innescata dopo mesi di abusi contro i cristiani perpetrati impunemente dagli uomini della Seleka (coalizione a maggioranza musulmana), ascesi al potere con un colpo di Stato il 24 marzo 2013.

La reazione cristiana ha finito per essere altrettanto violenta: sono stati presi d’assalto i quartieri e i sobborghi della capitale abitati da musulmani, innescando un esodo che da dicembre a oggi conta centinaia di migliaia di sfollati.

Non sono mancati episodi di linciaggio e di saccheggio che i soldati d’oltralpe, come i caschi verdi dell’Unione africana, sono riusciti a controllare.

L’escalation ha portato la presidente del governo di transizione, Catherine Samba-Panza, a dichiarare “guerra” contro gli anti-balaka, la milizia che si contrappone alla Seleka, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, vista la gravità della situazione, inviava un suo rappresentante nel paese.

Che non sarebbe stato facile rilanciare il dialogo dopo il passo indietro forzato di Michel Djotodia e la nomina controversa della nuova presidente era evidente già all’indomani dell’insediamento del governo: difficilmente Samba-Panza riuscirà a portare a termine il suo mandato, che dovrebbe comunque esaurirsi con le elezioni previste per il prossimo gennaio.

Se la situazione politica è sempre più instabile, quella umanitaria è già al tracollo. Unicef e Unhcr parlano di ulteriori 76 mila sfollati che hanno raggiunto il Ciad negli ultimi giorni. Si tratta per la maggior parte di donne e bambini che hanno lasciato ogni cosa nella Repubblica Centrafricana per fuggire e mettersi in salvo.

Nonostante il fatto che le ong impegnate sul campo abbiano aumentato il proprio personale, continuano a sussistere grandi difficoltà per via delle richieste continue di aiuto: distribuzione di generi alimentari, farmaci e tende, sia nei centri di transito sia in quelli gestiti dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati con la collaborazione dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, il Programma alimentare mondiale e altre ong.

L’aggravarsi delle condizioni della popolazione civile ha spinto Ban Ki Moon a intervenire con un forte monito, affermando che la situazione nella Repubblica Centrafricana è cambiata “drasticamente” e chiedendo l’invio nel paese di 10 mila soldati e 1.800 agenti di polizia per proteggere i civili dalle milizie armate assieme a un team di civili per “ricostruire la macchina dello Stato”.

Anche i vertici dell’Unione Africana, che cercano di porre fine alla crisi favorendo il dialogo tra le parti, hanno evidenziato l’importanza “prioritaria” della messa in sicurezza della popolazione, soprattutto perché gli enormi bisogni umanitari in Ciad, come nelle altre aree in cui sono presenti le installazione per accogliere i profughi, aumenteranno durante le prossime settimane con l’arrivo della stagione delle piogge.

Molti campi d’accoglienza sono infatti situati in aree esposte a frequenti inondazioni e a malattie legate all’acqua che portano gli operatori a temere un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria e a non escludere possibili epidemie di colera, morbillo, malaria, polio e meningite.

Il numero di persone che ha superato il confine fra Repubblica Centrafricana e Ciad è più che raddoppiato in meno di un mese; stanno aumentando anche i flussi verso Camerun, Repubblica Democratica del Congo e gli altri paesi della regione.

Il nodo fondamentale è quello legato alla sicurezza. Gli esodi e le fughe di massa stanno ponendo le basi, su impulso del segretario generale, per l’autorizzazione, da parte del Consiglio di sicurezza, di una missione internazionale onusiana.

Essa, come auspicato anche dal numero uno del Dipartimento Onu delle missioni di Peacekeeping, Hervé Ladsous, si dovrebbe affiancare alla MISCA (Missione internazionale di sostegno alla Repubblica Centrafricana, dispiegata dall’Unione africana) e ai soldati francesi dell’operazione Sangaris. 

I caschi blu dell’Onu necessiterebbero di un forte mandato e di risorse adeguate in primo luogo per la protezione dei civili e, in seguito, per il ristabilimento dell’ordine statale.

11.03.2014
Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...