Salerno, intervista al “Sì Crescent” e “No Crescent” idee e fatti a confronto (da ORCO PRESS NOTIZIE – 25.03.2014)

I salernitani sono divisi tra chi il Crescent lo vuole e chi no, per questo motivo abbiamo deciso di mettere a confronto il “Coordinamento Sì Crescent” con il “Comitato No Crescent“.
progettocrescentLa storia dei Crescent parte da lontano, quando nel 2007 il Comune di Salerno ha dato inizio al processo di riqualificazione del “Fronte del Mare” per risolvere la sistemazione dell’area tra il porto commerciale e il porticciolo turistico Masuccio Salernitano.
Nell’ambito dell’area di Santa Teresa si localizza l’intervento più importante di piazza della Libertà e del complesso architettonico che comprende l’edificio denominato “Crescent”, edificio che costituisce una vera quinta scena alle spalle della Piazza della Libertà e si articola in 6 settori, due Torri e un corpo destinato ad uffici e rispettivi parcheggi e, non ultimo, il porto turistico di S. Teresa.

Abbiamo posto ai referenti dei Comitati “Sì Crescent” e “No Crescent” le stesse domande, per dare a voi lettori i diversi punti di vista sulla questione.

IL “COORDINAMENTO Sì CRESCENT” 

Perché siete favorevoli al Crescent?

«Il Crescent non è un edificio, ma una parte di un progetto urbano molto più vasto. L’obiettivo, studiato già da Bohigas nel ’94 è di ricollegare il Lungomare al porto; i due elementi così cari ai salernitani
sono nettamente separati da una conclusione del Lungomare completamente indefinita e mal concepita. Inoltre, come è evidente anche ad un visitatore, tutti gli edifici del Lungomare (dal Teatro Verdi, alla scuola Barra, dalla Camera di Commercio alle Poste Centrali) volgono le spalle al mare, negando che questo possa entrare nella città. Inoltre è grazie al Crescent che Salerno può avere un grande parcheggio in una zona nevralgica della città. Non è assolutamente da sottovalutare il fatto che nel centro storico non si può intervenire per creare dei nuovi parcheggi indispensabili per la vita (anche quotidiana…qui non si parla solo del sabato sera!) della zona. Qui entrano in gioco i diritti edificatori: la piazza della Libertà viene realizzata quasi a costo zero per le casse comunali. “In cambio” del diritto di costruire, secondo legge, gli investitori devono offrire alla città degli spazi collettivi, che siano piazze, scuole, giardini…in questo caso, i parcheggi (720posti auto, in altro modo IRREALIZZABILI!) e l’enorme piazza a mare che già possiamo ammirare. Qui non si tratta di essere a favore del Crescent, ma si tratta di volere dare nuove prospettive alla nostra città, che passano dalla trasformazione urbana affidata ai grandi architetti. Ovviamente, trasformazioni di questa mole, soprattutto in questi tempi, non possono realizzarsi senza avvalersi dell’aiuto di investitori privati. A tal proposito, sarebbe forse il caso di rivedere il nostro approccio nei confronti degli investimenti privati: mentre in tutto il mondo pubblico
e privato portano avanti insieme grandi progetti, non solo edilizi, ma anche culturali o di ricerca scientifica (campo in cui sappiamo, gli investimenti privati sono una linfa inevitabile!), in Italia continuiamo a guardare all’investitore privato come ad uno speculatore».

Quali benefici pensate che possa portare a Salerno?
«I benefici sono evidenti e passano dalla riqualificazione dell’area di Santa Teresa. La zona in questione non poteva essere semplicemente “ripulita”, aveva bisogno di un’identità: una piazza! Ma una piazza non esiste se non viene definita da edifici. Immaginiamo piazza della Libertà senza il Crescent: non sarebbe altro che una, anzi un’altra banchina del porto, che tra l’altro è proprio lì, quindi piazza e porto si sarebbero pure confusi! Insomma, il Crescent è il mezzo per la riqualificazione. Per di più troverebbero giovamento lavoro ed economia grazie ai locali sia del Crescent che del sottopiazza dove sorgeranno varie attività commerciali e di ristorazione ovviamente non solo camerieri o cuochi ma anche architetti, commercialisti, arredatori, artigiani nei settori mobili, pitturazione ecc ecc, diciamo che si creerebbe un circuito economico virtuoso».
Che ne pensate delle critiche e delle obiezioni mosse contro di voi da chi non vuole che venga realizzato?

«Le critiche sono palesemente strumentali! Forse anche per l’enfasi data durante l’ultima campagna elettorale dal Sindaco De Luca: chi contrasta il Crescent, vuole in realtà contrastare il sindaco; anche perché altrimenti si sarebbero svegliati già per la realizzazione del Grand Hotel Salerno, ben più vicino al mare e soprattutto, molto più “pesante” anche alla vista! Il Crescent è molto più “leggero” di quanto non si descriva: un colonnato pseudo-dorico con pannelli in vetro: tanta trasparenza, tanta leggerezza e tanta aria. I NO CRESCENT dicevano che il Crescent fosse molto più alto dei palazzi vicini e questo non è vero, dicevano che il Fusandola fosse stata la causa dei morti dell’alluvione del 1954 e questo è un falso dimostrato. Dicono che si potrebbe fare in quel luogo dell’altro, tipo acquari, giardini, biblioteche ecc, ma non dicono con quali risorse. Dimenticano che quella zona era totalmente edificata fino a quando non iniziò la bonifica con l’abattimento di varie strutture come la scuola nautica e svariati capannoni, l’ex-macello e molto altro e fu creato un parcheggio provvisorio nell’attesa della sdemanializzazione. Si parla della spiaggia di S.Teresa come se fosse chi sa cosa, dimenticando che fino agli anni 80 la spaggia, oltre che essere da sempre interdetta alla balneazione, era molto piccola. Chi si definisce ambientalista ora, che faceva ai tempi (non tanto lontani!) dell’hotel di Pagliara?».

Qual è il vostro pensiero in merito alla vicenda giudiziaria che coinvolge il Crescent?

«Sulla vicenda giudiziaria c’è ben poco da dire: il Consiglio di Stato ha già dato una risposta totale nella sentenza del 23 Dicembre 2013. L’unico elemento di irregolarità è da riscontrare in un vizio di forma nelle autorizzazioni paesaggistiche. FORMA, però la sostanza è ben altra cosa! Per un vizio di forma però bisogna rifare tutto l’iter da capo; nulla di male se non fosse che è stato già presentato un altro ricorso anche nel merito del nuovo procedimento, ancora prima che questo potesse essere iniziato».

IL “COMITATO NO CRESCENT”:

Perché siete contrari al Crescent?

«Cinque anni fa un gruppo di persone, innanzitutto libere, avvertì un autentico moto di ribellione verso un progetto che fa scempio dell’ambiente e della storia dei luoghi. La battaglia contro quel terribile
ecomostro che nel 2009 Sgarbi, nella sua rubrica sulla rivista “Oggi” definì “uno spaventoso ministero sovietico”, nel tempo è, poi, divenuta anche battaglia per la legalità».

Non pensate che possa portare benefici a Salerno?

«Il beneficio c’è: è per speculatori e palazzinari, quelli che sono abituati a vincere sempre, quasi sempre! Il sindaco in 5 anni ha accostato quell’intervento speculativo al museo Guggenheim di Bilbao, poi un generico richiamo a Barcellona, al lungomare di Rio de Janeiro, poi “altro giro altra corsa” è passato a Mar del Plata, all’altro capo del mondo. Nessuno gli ha chiarito che quei luoghi non hanno conosciuto il Crescent: ne sono immuni. Non sa che a Barcellona non esiste alcuna mezzaluna sostenuta da colonne doriche  prefabbricate. E poi in quale città del mondo un condominio privato è motore dell’economia?»

Che ne pensate delle critiche e delle obiezioni mosse contro di voi da chi vuole che venga realizzato?

«In verità neanche sappiamo cosa pensano, di certo hanno dormito un sonno profondo durato cinque anni mentre noi studiavamo, a nostre spese, 41 faldoni, un incartamento definito “elefantiaco” dai giudici amministrativi. Uno studio straordinario di tecnici, professionisti, cittadini che avvertono il senso della responsabilità e della legalità, concetti poco percepiti in un’Italia malata cronica di apatia,
indifferenza ed  irresponsabilità».

Qual è il vostro pensiero in merito alla vicenda giudiziaria che coinvolge il Crescent?

«La vicenda è inquietante, a leggere gli atti penali viene alla luce quello che noi, nel dossier “Minima Moralia”, chiamiamo “‘O sistema”, un intreccio di inefficienze, di superficialità che fa rabbrividire. Le indagini della Procura hanno rilevato che laSoprintendenza ha dichiarato in atti di aver trasmesso il progetto al Comitato ministeriale per acquisire un decisivo parere, mentre quel progetto a Roma non verrà mai spedito. E’ solo uno dei tanti risvolti di una vicenda sconcertante che vede coinvolti alti dirigenti di enti locali, apparati dello Stato,  uomini della politica .Come vede, la storia dell’ecomostro chiamato Crescent è solo una storia triste, molto italiana».

per qualsiasi informazione scrivete a info@ilblogdellorco.info

 

 

 

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