Incentivare consumi, creare lavoro ed evitare sprechi: la ricetta della Cei contro la crisi (da la Repubblica – 24.03.2014)

In avvio dei lavori del Consiglio generale, il numero uno dei vescovi invita il nuovo governo a trovare la giusta via per “mettere in movimento la crescita e lo sviluppo”

182541502-3dc020df-ddfc-4b3a-b92c-b0c15bf06e7aROMA – Dare una spinta ai consumi, senza per questo tornare al consumismo sfrenato; sostenere chi crea posti di lavoro e occupazione, per offrire ai giovani un futuro dignitoso; frenare l’individualismo dilagante e difendere i valori della vita, della famiglia e dell’educazione: è questa la ricetta della Cei contro la crisi economica che, sottolinea il presidente dei vescovi, il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione pronunciata in occasione del Consiglio Episcopale Permanente, da sei anni fa sentire i suoi effetti sulla società e, soprattutto, sulle nuove generazioni.

L’appello al governo.
Una ricetta che sembra sposare in molti punti la linea del governo. E proprio all’esecutivo, il cardinale Bagnasco, che sabato scorso ha incontrato Papa Francesco, per sottoporgli, come è comune prassi, la bozza della prolusione, si rivolge nel suo discorso: “Con la responsabilità accorata di Pastori, auspichiamo che il nuovo Governo  –  con la partecipazione convinta e responsabile del Parlamento  –  riesca a incidere su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non solo profitto, ma occupazione reale in Italia”.

Miseria e lavoro. 
Alla lotta alla povertà, ma soprattutto agli sforzi per far ripartire l’economia e sostenere i giovani, principali vittime della crisi, Bagnasco dedica gran parte del suo intervento: “Ormai, sono passati più di sei anni dall’inizio della grave crisi economica, che chiede un prezzo altissimo al lavoro e all’occupazione. In modo speciale, si riversa come una tempesta impietosa sui giovani che restano, come una moltitudine,
fuori della porta del lavoro che dà dignità e futuro – ha detto Bagnasco -. Essi, a dire il vero, anche di recente mostrano una grande pazienza, e danno prova d’intraprendenza grazie alla genialità che spesso caratterizza l’età giovanile. Ma ciò non è sufficiente se non vi è un tessuto industriale pronto a riconoscerne i pregi, a recepirne i risultati e a metterli in circolo su scala. Senza dimenticare quanti  –  non più in giovane età  –  hanno perso il lavoro e spesso si trovano esclusi da ogni circuito lavorativo e con la famiglia sulle spalle”. È necessario, sottolinea il cardinale,  “incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore. Ma è altresì indispensabile sostenere in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia, semplificando anche le inutili e dannose burocrazie”.

Ad aggravare la situazione, aggiunge Bagnasco, c’è anche la rottura dei rapporti coniugali: “Il 66,1 % dei separati dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità – spiega il cardinale, anticipando i dati del Rapporto Caritas 2014, di imminente pubblicazione -.

A questi dati di ordine materiale si devono aggiungere quelli di tipo relazionale tra padri e figli: il 68% dichiara che la separazione ha inciso negativamente su tale rapporto”.

Obiezione di coscienza
bambini e donne. Bagnasco leva la sua voce in difesa del diritto all’obiezione di coscienza che, denuncia, “è ormai sul banco europeo degli imputati”. “Non è più un diritto dell’uomo?”, si domanda il cardinale nella sua prolusione. In questo modo, incalza, “l’Europa dà al mondo un esempio di comunità di Popoli, ciascuno con un proprio volto e storia? E perché accade che in Europa alcune serie ‘raccomandazioni’ sono tranquillamente disattese, mentre altre, non senza ideologismo, vengono assunte come vincoli obbliganti?”, si chiede il presidente dei vescovi. Bagnasco insorge anche in difesa “dei diritti del bambino, oggi sempre più aggredito: ridotto a materiale organico da trafficare, o a schiavitù, o a spettacolo crudele, o ad arma di guerra, quando non addirittura esposto all’aborto o alla tragica possibilità dell’eutanasia. Ciò grida vendetta al cospetto di Dio”. E parla con severità anche “della tratta delle donne, la violazione, a volte fino alla morte, della loro dignità”. “In un mondo che si definisce evoluto e civile, quante sono ancora le forme di violenza e di barbara criminalità che assume anche forme organizzate e mafiose, come è stato ricordato nei giorni scorsi dal Santo
Padre incontrando i familiari delle vittime nella Parrocchia romana di San Gregorio!”, lamenta il cardinale, per il quale “c’è una visione iperindividualista all’origine dei mali del mondo, tanto all’interno delle famiglie quanto nell’economia, nella finanza e nella politica”.

Educazione e ideologie. Bagnasco parla poi con “sgomento” del rinascere di una “logica distorta e ideologica”. In questa – dice – si “innesta la recente iniziativa, variamente attribuita, di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado”. Contro l’iniziativa il presidente dalla Cei usa parole dure: “In teoria – ha spiegato l’arcivescovo di Genova – le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta -, in realtà mirano a ‘istillare’ (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… Parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte”. Bagnasco parla dell’iniziativa come “di lettura ideologica del ‘genere’ – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza – ha poi aggiunto –
se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di ‘indottrinamento’. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? i figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, -dice il cardinale Bagnasco – neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, – ha quindi concluso – hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga”.

L’appuntamento con il Papa
. Per riaffermare “l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società, a tutti i livelli e forme, di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica”, Bagnasco ha annunciato un grande raduno in piazza San Pietro con Papa Francesco. L’invito è per “tutte le persone di buona volontà e di retto sentire” per il 10 maggio con il Papa in difesa di valori che esprimono “il primato della persona, e quindi la tutela che si deve ad ogni persona specialmente se in situazione di fragilità, contro ogni forma di discriminazione e violenza”.

 

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