“IN CINA CON L’ATTENTATO DI KUNMING IL TERRORISMO ISLAMICO CAMBIA TATTICA di Giorgio Cuscito*

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[Carta di Laura Canali]

Articolo pubblicato originariamente su TvSvizzera.it

*http://temi.repubblica.it/limes/in-cina-con-l%E2%80%99attentato-di-kunming-il-terrorismo-islamico-cambia-tattica/59117

I gruppi estremisti di etnia uigura non colpiscono più solo nello Xinjiang. Per garantire la stabilità del paese, Pechino deve ripensare la propria strategia di sicurezza domestica

Il 1° marzo, presso la stazione ferroviaria di Kunming nello Yunnan (Sud della Cina), otto uomini armati di coltelli si sono scagliati contro la folla, compiendo in pochi minuti un massacro: 33 morti e 143 feriti.

Per le autorità si è trattato di un attentato terroristico premeditato, organizzato da militanti legati al movimento separatista uiguro. L’agenzia di stampa Xinhua lo ha definito “l’11 settembre” della Cina.

Secondo il ministero della Pubblica Sicurezza cinese, il gruppo era capeggiato da un uomo di nome Abdurehim Kurban. Durante lo scontro a fuoco con le forze di polizia, quattro attentatori sono morti e una donna è stata catturata. Due giorni dopo la strage, le autorità hanno arrestato gli altri tre terroristi.

Gli uiguri costituiscono una minoranza etnica turcofona di religione musulmana. La loro regione di provenienza è lo Xinjiang (Turkestan Orientale, nella versione turco-islamica), la più occidentale della Cina. “La nuova frontiera” – questo significa il suo nome in cinese – è uno snodo fondamentale per l’approvvigionamento energetico del Dragone dall’Asia Centrale. Inoltre, confina con due hub del terrorismo islamico: Afghanistan e Pakistan.

Negli anni Novanta, Pechino ha lanciato una campagna di modernizzazione dello Xinjiang. A tal fine ha incoraggiato i cinesi han (etnia maggioritaria nel paese) a “colonizzare” la regione.

La convivenza forzata con gli uiguri ha provocato numerosi episodi di violenza. Il più sanguinoso si è verificato nel 2009 a Urumqi, dove sono morte circa 200 persone. Il sentimento anti-han si è radicalizzato, alimentando il separatismo uiguro.

Il Movimento islamico per l’indipendenza del Turkestan Orientale (Etim) è considerato da Pechino la più pericolosa organizzazione terroristica del paese. Il governo cinese teme che il separatismo uiguro riceva sostegno economico e operativo da al Qaida.

Il numero crescente di attentati attribuiti alla minoranza etnica inasprisce le tensioni con gli han. Inoltre, rende lo Xinjiang un hub inaffidabile per il trasporto di gas e petrolio dall’Asia Centrale.

Nuovi teatri, nuovi bersagli

Rispetto ai precedenti attacchi terroristici verificatisi in Cina, quello di Kunming presenta due novità.

La prima è geostrategica. Nel corso degli anni, gli attentati di matrice uigura si sono concentrati nello Xinjiang. Fatta eccezione per l’attentato suicida avvenuto lo scorso ottobre a piazza Tiananmen, a Pechino, di fronte all’ingresso principale della Città proibita. Kunming (circa 5000 chilometri dallo Xinjiang) è il capoluogo dello Yunnan.

La regione a prevalenza montuosa è un hub importante per il traffico di droga proveniente dal cosiddetto “triangolo d’oro” (Myanmar, Laos e Tailandia). Lo Yunnan è abitato da una ventina di etnie. Dashuying – otto chilometri a Est del capoluogo – è il villaggio con la maggiore concentrazione di uiguri (solo 135), emigrati dallo Xinjiang alla fine degli anni Novanta.

Secondo le autorità locali, dallo Yunnan i separatisti uiguri cercano di fuggire all’estero per unirsi a nuclei terroristici in Medio Oriente.

La seconda novità riguarda il teatro dell’attentato. Gli attacchi terroristici precedenti si sono verificati contro o in prossimità di simboli governativi (stazioni di polizia, pattuglie delle autorità locali, la Città Proibita eccetera). Invece, la stazione ferroviaria di Kunming non è un centro di potere e non ha alcuna rilevanza per gli uiguri.

Due punti accomunano “l’11 settembre cinese” e il precedente attacco a Pechino. In primo luogo la tipologia di vittime. Gli attentatori hanno aggredito civili innocenti piuttosto che funzionari di polizia, come spesso accade nello Xinjiang. 

In secondo luogo il tempismo. La strage di Kunming si è verificata pochi giorni prima dell’apertura dei lavori del Congresso nazionale del popolo (il parlamento cinese) e della Conferenza consultativa politica del popolo. L’attentato avvenuto a piazza Tiananmen ha preceduto il terzo plenum del diciottesimo congresso del Partito comunista cinese.

Non è chiaro fino a che punto il terrorismo islamico sia strutturato in Cina. Certamente sta ampliando il raggio d’azione e variando gli obiettivi.

Pechino e la guerra al terrorismo

Negli ultimi tre anni, il budget per la sicurezza domestica ha superato quello per la difesa. Nel 2013 il primo era pari a 130 miliardi di dollari, mentre il secondo ha raggiunto i 119 miliardi di dollari. Quest’anno il budget per la difesa ha subito un incremento del 12,2%. Tuttavia, non è noto il totale a disposizione per la sicurezza domestica.

Infatti, Pechino ha pubblicato solo la fetta del governo centrale (33 miliardi di dollari), omettendo quella di gran lunga più grande delle province (Xinjiang incluso). Gli ingenti finanziamenti a disposizione nel 2013 non sono bastati al governo cinese per impedire l’escalation del terrorismo.

Per sventare attentati come quello di Kunming, il Comitato per la sicurezza dello Stato (recentemente istituito da Pechino) non può concentrare la propria attenzione solo sullo Xinjiang. Piuttosto deve alzare la guardia in tutto il paese e rafforzare i controlli ai confini occidentali e meridionali. In questo modo il governo cinese può arginare il terrorismo di casa propria e impedire che sia alimentato da quello qaidista.

Per approfondire: Terrorismo ed energia: Xinjiang, (s)nodo irrisolto della Cina

Articolo pubblicato originariamente su TvSvizzera.it

13.03.2014
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