Turchia, aggirato il blocco di Twitter. Ora Erdogan vuole chiudere YouTube (da La Stampa – 22.03.2014)

Cinguettii aumentati nelle ultime ore nonostante la censura del governo

AFP – Le proteste ad Ankara
 Non ha interrotto il traffico di cinguettii su Twitter, anzi sembra averlo persino aumentato, la decisione del premier turco Recep Tayyip Erdogan, invischiato negli scandali di corruzione, di bloccare dalla mezzanotte di ieri l’accesso alla popolare rete sociale.

Gli internauti turchi hanno trovato molteplici tecniche alternative per continuare a scambiarsi tweet. Il traffico ieri cosi è stato addirittura superiore a quello dei giorni precedenti, sostiene Hurriyet onlie, in aumento del 33%. Secondo i dati dell’agenzia di monitoring Somera citati dal quotidiano, dalle ore 23 di giovedì alle 12 di venerdì ci sono stati 6 milioni di tweet turchi, contro 4,5 milioni del giorno precedente, quando il bando non era ancora stato introdotto. È aumentato anche il numero degli utenti turchi, da 1,49 milioni a 1,75 milioni (in crescita del 17%).

Intanto, dopo il blackout di Twitter, potrebbe essere YouTube a finire nel mirino della censura di Ankara. È quanto riferisce il sito web del Wall Street Journal riferendo che la casa madre del popolare sito di filmati, Google, ha respinto la richiesta del governo turco di rimuovere da YouTube i video che dimostrerebbero alcuni episodi di corruzione di membri dell’esecutivo. Per diversi osservatori la stretta di Erdogan contro il Web punta ad impedire la diffusione alla vigilia delle cruciali amministrative del 30 marzo di possibili nuove registrazioni compromettenti per il premier, già coinvolto in precedenti intercettazioni.

La mossa del “sultano” di Ankara ha suscitato una pioggia di condanne in Turchia e nel mondo. Il capo dello stato Abdullah Gul si è dissociato, per di più con un messaggio su twitter. Come lui in poco tempo centinaia i migliaia di turchi hanno aggirato il bando, usando formule alternative consigliate anche dal co-fondatore di Twitter Jack Dorsey. Critiche sono arrivate da Usa e Ue: «Siamo molto preoccupati» ha reagito la portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki. La commissaria Ue alle nuove tecnologie Neelie Kroes ha parlato di «censura». «L’interdizione da Twitter in Turchia è senza fondamento, inutile e vile – ha tuonato Kroes – il popolo turco e la comunità internazionale vedranno questo come una censura. Cosa che è davvero». «Il blocco di un sito web globale reo di avere permesso ai suoi utenti di pubblicare le intercettazioni in cui Erdogan consigliava al figlio di nascondere il bottino delle sue presunte ruberie, non è tollerabile in una democrazia moderna» ha detto la vicepresidente della commissione commercio internazionale dell’Europarlamento Cristiana Muscardini. Critiche anche dai governi di Francia e Germania. Amnesty International ha denunciato un «attacco senza precedenti alla libertà di espressione in Turchia».

In un comizio a Bursa il premier turco aveva gridato alla folla «sradicheremo Twitter». «Me ne frego – aveva aggiunto – di quello che dirà la comunità internazionale». Poche ore dopo Twitter era bloccato. La decisione traduce l’esasperazione e l’impotenza del premier turco, che nonostante le leggi ad hoc fatte votare nelle ultime settimane non è riuscito a fermare lo stillicidio quotidiano di prove e intercettazioni – raccolte dai magistrati anti-corruzione poi rimossi – sulle reti sociali, che lo coinvolgono nella tangentopoli del Bosforo. Erdogan ha minacciato di chiudere anche Youtube e Facebook. Voci del palazzo della politica annunciano da giorni l’imminente uscita di nuove prove «schiaccianti» e perfino di video a luci rosse compromettenti per ministri e forse per lo stesso premier. Il capo dello stato Abdullah Gul, cofondatore con Erdogan del partito islamico Akp, ha scritto sul suo account Twitter, aggirando il divieto, che «una chiusura totale delle reti sociali non può essere approvata». «Spero, ha aggiunto, che questa situazione non duri a lungo». Il capo dello stato ha più volte preso le distanze da Erdogan, ma ha poi finito col ratificare le discusse mosse del premier, come la `legge bavaglio´ su internet e quella sul controllo del Csm turco.

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