“BASTA DIALOGO, IL MOVIMENTO TRIESTE LIBERA PASSA ALL’AUTODIFESA DALL’ITALIA” di Andrea Luchetta*

[Manifestanti del Mtl sfilano per le vie cittadine; fonte: Triestelibera.org]

*http://temi.repubblica.it/limes/basta-dialogo-il-movimento-trieste-libera-passa-allautodifesa-dallitalia/58540
La battaglia degli indipendentisti è entrata nella “fase due”: la radicalizzazione della lotta come scelta necessaria per rompere con Roma. Se l’Onu non nomina un garante, a settembre verrà dichiarata l’autodeterminazione.

Il giorno eletto dal Movimento Trieste Libera (Mtl) a spartiacque della storia cittadina, gli dei dell’Olimpo erano in altre faccende affaccendati. 

Così, i manipoli di indipendentisti sono rimasti a inzupparsi ai varchi del Porto Vecchio dalle 15 alle 23 di lunedì 10 febbraio cercando un po’ di rifugio in precari tendoni, comunque inutili a contrastare il borino fradicio che spirava quel pomeriggio. Tanta allegria e ancor più rabbia, un po’ di vino, umidità nelle ossa e senso di appartenenza. 

«Trieste… Libera! Porto… Libero!» gridavano. Nelle stesse ore il presidente del Senato, Pietro Grasso, era in visita alla foiba di Basovizza e al palazzo del Comune per le commemorazioni legate al Giorno del ricordo.

L’8 dicembre, al termine di una manifestazione con 2 mila partecipanti, Mtl aveva lanciato un ultimatum sulla gestione del porto. Abbiamo incontrato Roberto Giurastante, presidente del movimento. «Siamo a una svolta storica per il Territorio libero di Trieste (Tlt)» (1) ci annunciava. «Si passa dai tentativi di dialogo con le autorità italiane, inadempienti, alle prime autodifese dirette».

Col 10 febbraio – per Giurastante «giorno del ricordo dei diritti di Trieste» (2) – Mtl si è radicalizzato, per entrare nella “fase due” della lotta indipendentista: le istituzioni italiane non vengono più riconosciute come interlocutrici affidabili e disattendere le loro disposizioni è diventata parte della battaglia (3).

Ogni attrito è un potenziale casus belli: a cominciare dalle cause giudiziarie in cui sono coinvolti dirigenti e militanti, per tacere dello sciopero fiscale a cui hanno aderito a centinaia. Prossima scadenza, il 15 settembre: se l’Onu non avrà provveduto a nominare un “garante speciale per i diritti del Territorio libero”, il movimento procederà all’autodeterminazione.

Magari con la benedizione di Putin, fantastica Mtl commentando la crisi ucraina: «Per la balbettante propaganda occidentale i manifestanti di Kiev sarebbero insorti per ottenere la derussificazione e l’integrazione con la “democratica” Unione Europea: in realtà in Italia e in particolare nel Territorio di Trieste, molti sperano nell’intervento russo per essere liberati dall’Italia e dall’Unione Europea» (4).

Fra i vari passi di autotutela, Mtl ha messo a disposizione una task force di intervento rapido per i casi più delicati. «Le autorità italiane dovranno assumersi la responsabilità di rendere esecutive le sentenze. Noi siamo pacifici e intendiamo agire nel pieno rispetto della legalità» ci ha spiegato Giurastante.

Compito della task force sarà interporsi fra gli indipendentisti e le Forze dell’ordine. E se la polizia provasse a forzare il cordone? «Non siamo disposti a farci trattare come schiavi: di fronte all’uso della violenza da parte dello Stato occupante, reagiremo allo stesso modo» (qui il video della conferenza, dal minuto 49).

Mtl si è dotato di un servizio di sicurezza piuttosto vistoso: verosimilmente una sessantina di persone, provviste di walkie-talkie, bomber nero con l’alabarda cucita sulla manica e impermeabile mimetico. «Sono state le autorità italiane a chiederci di istituirlo» ha aggiunto Alessandro Gotti, leader del gruppo.

«Una scelta necessaria» proseguiva Giurastante, spesso sotto scorta: «Se dovesse succedere qualcosa a un dirigente, potrebbero verificarsi delle conseguenze imprevedibili».

Pochi giorni dopo abbiamo incontrato un militante ben introdotto nelle dinamiche del movimento, che per ovvi motivi ci ha chiesto di mantenere l’anonimato. «Temo degli scoppi di rabbia incontrollata. In Carso ci sono moltissimi cacciatori e ancor più persone possiedono un’arma.

Nelle scorse settimane diversi simpatizzanti hanno proposto di rispolverare fucili e taniche di benzina per realizzare dei blocchi stradali, con tutto ciò che può derivarne. Gli è stato risposto in maniera chiarissima: non fate stupidaggini, tempo due minuti e siamo finiti». Una boutade? Può darsi.

Certo è che anche sotto i nostri occhi, alla conferenza stampa/assemblea del 10 febbraio, un militante ha affrontato l’argomento senza troppi giri di parole: «Se vengono a portarmi via la casa o la macchina si spara?» (qui il video, dal minuto 55). «Noi siamo disarmati» la risposta di Giurastante. «Io no» replicava quello, serissimo. «Non si spara» ha ribadito il presidente di Mtl.

Trieste non è Kiev, né una sua pallida imitazione. Lo stesso movimento appare in fase di riflusso, e la “lotta dura senza paura” mal si concilia con le abitudini di una città sonnacchiosa, ai limiti della narcolessia. Alcuni elementi però impongono di prendere con serietà la radicalizzazione di Mtl, a cominciare dal più banale: i numeri di cui dispone e la sua capacità di mobilitarli, da vecchio “partito pesante” (5).

Il 10 febbraio alcune centinaia di indipendentisti hanno bloccato i due varchi di accesso al Porto Vecchio, come assaggio della svolta. Partecipazione sotto le attese, complice l’assenza di molti lavoratori portuali (6). Resta però il fatto che a Trieste nessun partito sarebbe capace di coinvolgere lo stesso numero di persone per ore e ore, sotto la pioggia e il vento di un pomeriggio invernale.

Tanto più se consideriamo che il passaparola dei giorni precedenti non aveva escluso la possibilità di subire cariche o denunce(7). I manifestanti del 10 febbraio costituiscono lo zoccolo durissimo di Mtl: 200 o 400 fedelissimi che siano, nel panorama triestino rimangono numeri di tutto rispetto, più che sufficienti a creare grattacapi.

Secondo Andrea Rodriguez, osservatore esterno e simpatizzante molto ascoltato nel movimento, «la radicalizzazione è una scelta necessaria. È difficile metterla sul piano della forza con l’Italia, ma credo succederà. La domanda è: chi comincia per primo? Di sicuro non Mtl, che è un movimento pacifico e legalitario.

In una ricerca cosciente dell’escalation senz’altro ci saranno attacchi. A quel punto non ci sono molte alternative: o Mtl abbassa la testa e implode, oppure passa a quella che Giurastante ha definito “autotutela”». Rodriguez vede un’analogia col resto del panorama italiano: «Se la crisi non migliora, la violenza è destinata a venir fuori, qui come in Italia. Ne respiri la voglia nell’aria, nel linguaggio».

Certo la retorica del movimento non difetta in chiarezza, né risparmia sull’enfasi. «I triestini che non hanno possibilità di emigrare si trovano di fronte a due scelte: il suicidio o l’elemosina» affonda Giurastante.

La disoccupazione è «catastrofica» – malgrado il 6,1% degli ultimi dati ponga la città ben al di sotto della media nazionale -, e il prefetto Francesca Adelaide Garufi, sospendendo il punto franco del Porto Vecchio, «ha confermato lo stato di guerra».

Di fronte a un panorama tanto disastroso, il movimento assicura che l’autodeterminazione consentirà un reddito di cittadinanza di mille euro, uno stipendio minimo di 2500-3000 e un’abitazione per tutti i triestini. «Roma saccheggia Trieste, qua torna solo il 10% della ricchezza che ci rubano». Benzina sul fuoco di una rabbia alimentata dalla crisi economica e ancor più dalla crisi di rappresentanza del sistema politico.

«Mtl è per Trieste quello che il Movimento 5 Stelle è per l’Italia» sintetizza Rodriguez. «Molti militanti hanno una dedizione fortissima, quasi religiosa. Ho visto gente senza lavoro sacrificarsi per dare un piccolo contributo».

Al blocco di viale Miramare una signora ci racconta di aver trovato nel movimento «un motivo per andare avanti». Da più parti si sente ripetere che la battaglia per il Tlt rappresenta l’ultima speranza, e se dovesse fallire non resterebbe che l’emigrazione.

Si sprecano i racconti di fratelli, figli, amici disoccupati; di burocrazia, clientelismi, sprechi, corruzione, malagiustizia, nepotismi. C’è un unico colpevole e la ferma convinzione di averlo individuato: l’Italia e quella “maledetta barca”, il cacciatorpediniere Audace da cui sbarcarono le prime forze del Regno nel 1918.

Il Territorio libero diventa allora qualcosa di concreto e molto personale: un’aspirazione, uno strumento di riscatto, una rivoluzione capace di porre rimedio alle ingiustizie subite. Quasi un cortocircuito fra dimensione pubblica e individuale, uno spazio in cui la rabbia di ciascuno finisce per confluire in una lotta collettiva.

Per approfondire: Se Trieste rinnega l’Italia

(1): Secondo Mtl il Trattato di Osimo (1975) – che ha attribuito la Zona A del Territorio libero all’Italia e la Zona B alla Jugoslavia – non avrebbe il potere giuridico di modificare il Trattato di pace del 1947: Trieste sarebbe ancora Stato indipendente, sottoposto a «occupazione militare» da parte di Roma. Tesi rispolverata dal movimento nel 2011 e sottoscritta da un numero di triestini sempre maggiore, complice l’avanzare della crisi.

(2): Il 10 febbraio 1947 venne firmato a Parigi il Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate vincitrici del secondo conflitto mondiale.

(3): Finora Mtl aveva mantenuto il dialogo con le autorità italiane e aveva cominciato una battaglia legale nei tribunali, partendo dal presupposto che il Memorandum di Londra (sottoscritto da Italia, Jugoslavia, Regno Unito e Stati Uniti nel 1954) aveva affidato a Roma l’amministrazione civile della Zona A.

(4): Cfr. la pagina Facebook di Mtl. Nel corso della conferenza stampa del 10 febbraio, Giurastante ha detto che il movimento è pronto a chiedere «l’intervento delle truppe russe» (qui il video, dal minuto 47) qualora non fosse garantita la smilitarizzazione del Tlt, come stabilito dal Trattato di pace. Sul suo blog, in un post intitolato “Ombre russe”, il presidente di Mtl scrive: «La Russia, grande esclusa tra i paesi europei extra Ue e al di fuori dell’Alleanza Atlantica, comincia ad alzare la voce: perché dovrebbe essere esclusa, in violazione del Trattato di pace che l’ha vista quale paese vincitore, dall’usufrutto di un porto strategico come quello di Trieste a vantaggio della Comunità Europea concorrente non solo commerciale?» ().

(5): Gli iscritti a fine gennaio erano 2550, con la campagna di tesseramento ancora in corso.

(6): Difficile azzardare delle stime precise: il blocco è proseguito dalle 15 alle 23, con una logica rotazione dei militanti; 400 i manifestanti per Trieste Libera, 200 secondo “Il Piccolo” (Tonero L., “Trieste Libera blocca l’accesso al Porto Vecchio, Il Piccolo, 11/2/2014). Il blocco in realtà è stato piuttosto blando: in più occasioni, nel presidio di Largo Santos, i manifestanti hanno lasciato passare dei veicoli, accogliendo la richiesta delle Forze dell’ordine.

(7): Secondo “Il Piccolo”, la Procura di Trieste avrebbe iscritto 20 persone nel registro degli indagati per manifestazione non autorizzata. «Finora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione» il commento di Giurastante, a detta del quale, comunque, la magistratura italiana non avrebbe alcuna competenza sull’area. (Barbacini C., “Mtl, 20 indagati per il blocco in Porto Vecchio, Il Piccolo, 25 febbraio 2014).

4.03.2014
Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...