Sperare che la Cittadella Giudiziaria di Salerno non entri mai in funzione (di Alberto Cardone)

Leggo sulla stampa locale, Citizen Salerno del 19 marzo 2014 (“Cittadella Giudiziaria inaugurata ma ancora chiusa e completamente deserta. Le proteste dei residenti”), del malcontento espresso dai residenti per la perdurante inattività della costruenda Cittadella Giudiziaria di Salerno.

E’ più che comprensibile il loro disappunto, disappunto espresso all’indomani della quarta inaugurazione dei nuovi Uffici Giudiziari (“A Salerno ci siamo inventati l’inaugurazione delle opere pubbliche in itinere – di Alberto Cardone”), i cui lavori sono stati completati, a distanza di più di un decennio dal loro inizio, solo per la metà.

Intervengo sull’argomento perché parte in causa, essendo residente in zona e quindi, potenzialmente in grado di esprimere un parere niente affatto campato in aria.

Capisco il disappunto dei commercianti, che dal movimento generato dall’apertura degli Uffici sperano di ricavarne maggiori affari, capisco il disappunto dei proprietari di locali ed appartamenti acquistati in zona con la prospettiva di ottenerne una buona rivalutazione economica, capisco molto meno il disappunto di chi, come me, nei pressi dell’opera di Chipperfield ci vive e ci abita.

I motivi per cui bisogna sperare che la Cittadella non entri mai in funzione, sicuramente non lo faccia alle condizioni date, sono presto detti.

In sede di presentazione del progetto ci fu raccontato che l’inevitabile appesantimento di traffico veicolare e l’incremento del movimento di persone sarebbe stato assorbito dalla costruenda Lungoirno e dalla vicina Stazione Ferroviaria. L’oggi e l’esperienza quotidiana maturata, mi fanno credere che l’apertura dei nuovi Uffici Giudiziari e la loro entrata in funzione a pieno regime, possano scatenare in zona il caos totale e la conseguente paralisi di ogni attività.

Il caos totale, per la verità, come possono validamente testimoniare i residenti, ma anche chi ha la sventura di capitarci, c’è già.

La zona è negli anni diventata la porta d’accesso e d’uscita dal centro cittadino, perennemente sottoposta ad un carico di traffico veicolare, che in alcune ore della giornata diventa assolutamente insopportabile.

L’Amministrazione Comunale se ne è resa conto e per questo ha cercato di porre rimedio, grazie all’intervento, il discusso intervento, compiuto in occasione dell’ultimo San Matteo.

Visti gli effetti, sarebbe stato meglio che non si facesse nulla, che si lasciassero le cose per com’erano. E’ impietoso il raffronto tra i costi ed i benefici di quell’operazione, di cui ci resta l’effetto scenografico, il solo effetto scenografico, rappresentato dall’aiuola posta al centro dell’incrocio tra la Piastra Scozia e la Via Silvio Baratta.

Merito dell’intervento compiuto, e qui descritto, è stato quello, se non altro, di averci chiarito le idee dell’Amministrazione in merito alla viabilità, alla possibile viabilità nella zona, anche ed a seguito dell’entrata in funzione della Cittadella Giudiziaria.

Scusate, ho detto idee, chiaramente sbagliando, perché di idee non v’è l’ombra.

Si è palesato un aspetto decisamente preoccupante. Si è dato corso alla costruzione della Lungoirno senza aver ben chiaro come utilizzarla e come disciplinare la viabilità nelle strade ad essa adiacenti.

Intanto, aspettiamo di vedere che cosa succederà nel prossimo mese di settembre, mese nel quale si è detto che verranno trasferiti i primi Uffici Giudiziari. Sarà curioso vedere gli effetti prodotti nella Via Dalmazia e nelle strade adiacenti, Via Dalmazia sulla quale insiste l’unico ingresso al parcheggio al servizio delle palazzine che si vogliono mettere in funzione.

E’ auspicabile che si porti finalmente a termine un’opera costata milioni e milioni di euro alla comunità, è auspicabile ed è giusto offrire alla Giustizia salernitana una sede appropriata, confortevole ed efficiente, ma è anche giusto che i residenti nei pressi della Cittadella Giudiziaria possano non dover morire di smog, rumori ed essere liberi di potersi muovere a proprio piacimento.

Alberto Cardone

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