Mafie, amministratori locali in trincea: ogni giorno un atto di minaccia e intimidazione (da la Repubblica – 21.03.2014)

Il rapporto annuale di “Avviso Pubblico” presentato a Roma: nel 2013 censiti 351 episodi. Il “primato” è sempre delle regioni del Sud, ma il fenomeno si è esteso anche al Nord e al Centro

di GIUSEPPE BALDESSARRO

Gli sparano al portone di casa, gli bruciano le macchine, ricevono proiettili o lettere nelle quali gli dicono che gli ammazzano i figli, li aggrediscono e li insultano per strada. C’è una guerra silenziosa che si sta combattendo in Italia. Una guerra che vede in prima linea sindaci, assessori, consiglieri comunali. Sono loro i bastioni dello Stato sul territorio contro una criminalità organizzata che va all’assalto dei municipi. Uomini e donne spesso soli, a cui si aggiungono tanti funzionari e dirigenti di piccole amministrazioni. Uno stillicidio di episodi che riguarda mezzo Paese e che inizia ad interessare oltre che il Sud, anche diverse aree del Centro e del Nord.

I numeri della “guerra ignorata” sono tutti contenuti nella relazione annuale di “Avviso Pubblico” presentata oggi a Roma. L’associazione degli enti locali per le buone pratiche e per la legalità ha messo assieme dati che appaiono sempre più preoccupanti, a partire dall’aumento degli episodi denunciati, cresciuto rispetto al 2010 di circa il 66%.

Sono 351 gli atti di intimidazione e di minaccia nei confronti di amministratori locali e funzionari pubblici censiti nel 2013. Una media di 29 intimidazioni al mese. Praticamente un atto ogni giorno, senza tenere in considerazione tutti quelli di cui spesso non si viene neppure a conoscenza. Fatti che non riguardano come si può pensare soltanto alcune parti del Sud, ma che si sono verificati in 18 regioni, 67 province e 200 comuni.
Un massacro a cui, come accennato, sono sottoposti prevalentemente gli amministratori locali (71% dei casi) e in particolare sindaci, consiglieri comunali e presidenti di consigli comunali. Nel mirino anche diversi funzionari pubblici (17% dei casi) e soprattutto responsabili degli uffici tecnici, comandanti e agenti delle polizie municipali e dirigenti del settore rifiuti e sanità. Non solo amministratori di piccoli comuni, il fenomeno nello scorso anno ha riguardato anche tre governatori regionali (quello dell’Abruzzo, della Liguria e della Sicilia), la vice Presidente della Giunta regionale calabrese e il vice Presidente dell’Assemblea regionale siciliana. E ancora il Presidente del Consiglio regionale dell’Umbria, quattro Presidenti di Provincia (Lecce, Ravenna, Reggio Calabria, Siracusa) e un vice Presidente provinciale (Crotone). Tutti minacciati, insieme ad alcuni presidenti di commissioni regionali (in Molise e in Sicilia).

Il primato resta alle regioni del Mezzogiorno dove è stato censito l’80% dei fatti rilevati. E tuttavia c’è un aumento degli episodi nelle regioni del Centro Italia (8,3%del totale) e in particolare nel Lazio, dove si è passati dai 5 casi del 2010 ai 15 casi del 2013. La regione Lazio è salita al sesto posto nazionale per numero di intimidazioni, ma quest’anno in classifica entra anche la Toscana (8 casi), che non era presente nel primo rapporto stilato da “Avviso Pubblico” del 2010.

Nelle regioni del Nord Italia, tra l’altro si registra il 12% del totale dei casi e si segnalano atti di intimidazione e di minaccia in Emilia Romagna (10), in Veneto (9), in Lombardia e Piemonte (entrambe con 8). Tutte regioni estranee al fenomeno prima del 2011. Tanto è vero che proprio al Nord nel corso del 2013 sono state assegnate le scorte ai sindaci di Bologna, Jolanda di Savoia (Fe) e Livorno.

Il “primato”, se così vogliamo definirlo, in ogni caso resta al Sud. Al primo posto per atti intimidatori e minacce nel 2013 c’è la Puglia, con il 21% dei casi censiti (75 casi), segue la Sicilia (20% dei casi) e la Calabria (19%).

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