Cittadella Giudiziaria inaugurata ma ancora chiusa e completamente deserta. Le proteste dei residenti (da Citizen Salerno – 19.03.2014)

Cittadella Giudiziaria inaugurata ma ancora chiusa e completamente deserta. Le proteste dei residenti
La Cittadella Giudiziaria di Salerno, progettata da David Chipperfield

Nessun ufficio giudiziario è stato ancora dislocato nella struttura. Commercianti e proprietari di immobili della zona continuano ad attendere…

Sono trascorsi poco più di una decina di giorni dall’inaugurazione dei primi tre edifici, che avrebbero dovuto ospitare le sezioni civile e penale del Tribunale di Salerno, della struttura ideata da David Chipperfield, eppure la cittadella appare ancora un’ incompiuta.

In evidenza, non solo l’assenza del via vai di avvocati e forze dell’ordine che dovrebbero affollare un polo giudiziario in attività, ma soprattutto porte chiuse e ingressi privi di tutto, personale compreso. L’impressione è confermata da un paio di operai che bonariamente ci dicono “ Per entrare si paga una tassa!” confermando la chiusura dell’edificio e dagli esercenti della zona, i quali sottolineano, ad oggi, di non aver notato particolari combiamenti nell’andirivieni giornaliero intorno alla tanto attesa grande opera.
Senza dubbio l’inaugurazione del 7 marzo rappresenta un importante segnale che qualcosa, nonostante le avverse congiunture economiche che attraversiamo, pur se a piccoli passi, si muove.
Il sindaco Vincenzo De Luca tranquillizza il CIPE e la Corte dei Conti sul buon utilizzo di un finanziamento di circa 27 milioni di euro, ottenuto mediante un emendamento sulla votazione della legge di Stabilità 2014 che prevede lo stanziamento di 30 milioni per l’edilizia giudiziaria con particolare riguardo alle opere già in cantiere. Era il 23 dicembre scorso e, in merito all’incompatibilità tra le cariche di sindaco e sottosegretario al ministero dei trasporti e delle infrastrutture, si era già espressa l’Antitrust.
Mancato, tuttavia, è l’obiettivo di tranquillizzare quei cittadini che transitando in via Dalmazia vedono aldilà delle vetrate locali vuoti e segni di lavori ancora in corso, non tanto perché quei cittadini siano impazienti di godere di una giustizia efficiente o di vedere attivato “Quel circuito di turismo culturale in netta trasformazione”, ma quantomeno per soddisfare le aspettative di chi nel 2003 investì in quella zona.
Tralasciando cause e responsabilità, se imputabili, del forte ritardo, è un fatto che chi pensò di guadagnare dall’acquisto di un immobile o dall’apertura di un’attività in previsione dell’ultimazione di questa struttura, si ritroverebbe oggi con una perdita pari all’investimentoiniziale o con rendite nettamente inferiori a quelle auspicate, dentro o fuori dalla crisi.
C’è chi rileva, come il signor G. P. che abita e gestisce il suo negozio al cospetto della cittadella, quanto il transito pedonale si sia notevolmente ridotto negli anni, anche a causa delle modifiche alla viabilità in tutta la zona del lungoirno, “Come se fosse stato fatto cadere dall’alto facendo intorno il vuoto”. Questa immagine apre alcuni interrogativi sul modo in cui si è deciso di far nascere questa creatura così imponente che, per buona parte incompleta, occupa una superficie di 1200 metri quadrati per 50 metri d’altezza e in 11 anni ha a volte mosso un dito, a volte alzato un sopracciglio, senza aver aperto ancora gli occhi.
La fortuna è di chi può contare su una clientela affezionata e su attività già avviate come Mythos, il ristorante greco che nel 2010 decise di aprire anche in via Dalmazia. 
Anche in questo caso si può parlare di aspettative tradite e di investimenti privati erosi dal trascorrere del tempo.
Così come la facciata dell’edificio, che qualcuno si preoccupa di preservare dalle scritte di pirati metropolitani, i quali poco o nulla c’entrano con le macchie che spiccano sul nero del porticato o sulle lampade, montate ancor prima di terminare le rifiniture, visibili sul versante lungoirno.
Intanto, mentre sul cartello del cantiere spicca la data di consegna (28 febbraio 2014), ci si chiede che senso dare alle parole proferite durante l’ultima inaugurazione dal primo cittadino “È una di quelle opere destinate a rimanere negli anni, nel tempo e che caratterizzano l’identità di una città” o a quelle del designer Massimo Vignelli “ Salerno sta diventando una realtà culturale proiettata a livello internazionale. Nel campo della comunicazione deve puntare sul concetto di durata e superare l’effimero della moda. Prendete la Cittadella giudiziaria di Chipperfield. Tra trecento anni sarà ancora una grande testimonianza”.

Che ci si trovi di fronte due torri di Babele in chiave razionalista?

Gianluca Costanzo

2 pensieri su “Cittadella Giudiziaria inaugurata ma ancora chiusa e completamente deserta. Le proteste dei residenti (da Citizen Salerno – 19.03.2014)

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