Ocse: in Italia il reddito medio delle famiglie è diminuito di 2400 euro in 5 anni (da l’Huffington Post – 18.03.2014)

Il reddito annuale della famiglia media italiana è calato di 2.400 euro tra il 2007 e il 2012, quasi il doppio della media della zona euro (1.100 euro). Lo riferisce l’Ocse nel rapporto annuale sugli indicatori sociali spiegando che la perdita di reddito è legata al “deterioramento del mercato del lavoro,soprattutto per i giovani”. Oltre alle difficoltà del lavoro per i giovani ad avere un impatto importante sulla vita delle persone è anche la “debole protezione per chi ha problemi lavorativi”: nel 2011, il 13,2% ha dichiarato di non potersi permettere di comprare cibo a sufficienza (contro il 9,5% nel 2007) e il 7,2% di aver rinunciato a far ricorso a delle cure mediche per motivi economici.

Il calo italiano rappresenta uno dei più significativi dell’Eurozona, Dove in media la riduzione nei redditi è stata di 1.100 Euro. Ventesima sui 34 paesi che aderiscono all’Ocse, nell’insieme l’italia galleggia appena sopra la media, ma nel dettaglio ad avere pagato il conto più duro sono state le fasce più disagiate. Il reddito del 10% più povero della popolazione si è ristretto a 5.600 Dollari a parità di potere d’acquisto dai 6.700 Pre-crisi (nono maggiore calo nell’Ocse) e il paragone è sfavorevole rispetto alla media europea di 7.700 Dollari e ocse di 7.100.

La percentuale di persone che dichiara di non avere abbastanza soldi per acquistare cibo è balzata al 13,2% dal 9,5% ante-crisi, contro una media europea dell’11,5%. Del resto il quadro è in linea con un minaccioso crescendo di dati sul lavoro o piuttosto sulla sua mancanza. Un tasso di disoccupazione più che raddoppiato dal 6% al 12,3%, con un balzo per i giovani oltre il 40%. Un aumento dei giovani inattivi (i ‘neet’, nè a scuola, nè al lavoro) dal 16,3% al 21,4%, uno su cinque, quasi il doppio rispetto alla media degli altri paesi e il terzo più alto dell’Ocse. Una percentuale di occupati al 55%, la quarta più bassa dell’Ocse.

Tra il 2007 e il 2013, la disoccupazione è aumentata ad un tasso di 5.100 Lavoratori per settimana e più di un quinto dell’aumento totale della disoccupazione nell’eurozona è dovuto all’Italia. La diminuzione dei redditi in italia riflette la debolezza del sistema di previdenza sociale nel rispondere alle necessità di quanti hanno perso il lavoro o hanno visto il loro reddito da lavoro contrarsi. Con un tasso di disoccupazione sopra la media, il Paese ha una spesa di circa un terzo inferiore alla media degli altri paesi per trasferimenti sociali ai cittadini in età lavorativa, quali assegni di disoccupazione o sussidi alle famiglie. Parimenti, la spesa per servizi rivolti agli stessi gruppi (corsi di formazione e assistenza nel cercare lavoro) è la metà della media e si è ridotta ulteriormente tra il 2007 e il 2009.

L’Ocse è molto critica nei confronti del sistema di previdenza sociale dell’italia, “scarsamente preparato ad affrontare un forte aumento della disoccupazione, soprattutto di lungo periodo,e della povertà”. Meno di 4 disoccupati su 10 ricevono un sussidio di disoccupazione e con la Grecia l’italia condivide il triste primato in europa di non avere un sistema comprensivo nazionale di sussidi a favore dei gruppi a basso reddito.

Allo stesso tempo, le famiglie relativamente più abbienti hanno un maggior accesso ai benefici dal sistema di protezione sociale rispetto ad ogni altro paese in europa, insomma un paese avaro con i poveri, generoso con chi ne ha meno bisogno. Il risultato è che con una diminuzione nei redditi del 12% in totale tra il 2008 e il 2010, il 10% più svantaggiato della popolazione ha subito perdite maggiori rispetto al 10% più ricco, che ha perso solo il 2%. A preoccupare permane anche il profilo demografico: il tasso di fertilità resta a 1,4 figli per donna, ben al di sotto del tasso di rimpiazzo della popolazione pari a 2,1 figli. Come meno di tre persone in età lavorativa per ogni ultra-65enne, l’italia ha il secondo più basso tasso di sostegno tra i paesi Ocse, dove in media è di 4,2 lavoratori. Ad aggravare il quadro è il nuovo fenomeno dell’emigrazione che vede l’italia al quarto posto tra i paesi industrializzati: dall’inizio della crisi è aumentato del 50% il numero dei cittadini italiani che si trasferisce verso altri paesi. In cerca di lavoro e di un futuro.

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