L’Europa boccia gli stage a pagamento (da l’Huffington Post – 17.03.2014)

Contro la piaga degli stagisti sfruttati e sottopagati l’Europa si trasforma in un timido gattino. Altro che ruggito da leone nei confronti degli Stati, tra cui l’Italia, che non tengono i conti pubblici in ordine. Il colpo di spugna è arrivato pochi giorni fa dalConsiglio dell’Unione europea, che ha approvato una raccomandazione sul quadro di qualità dei tirocini, che non condanna il fenomeno dei tirocini non retribuiti.

Con le elezioni europee alle porte e l’avvicinarsi del semestre di presidenza italiana, la larga maggioranza a difesa dello status quo ha deciso di accelerare i tempi e approvare una raccomandazione che ignora gli appelli delle parti sociali. Il quadro di qualità approvato a Bruxelles lo scorso 10 marzo contiene solo alcune novità: l’accordo deve essere scritto, ad esempio, e deve indicare gli obiettivi, la durata – che non dovrà superare i sei mesi –, ed eventualmente copertura assicurativa e retribuzione; dovranno essere garantiti agli stagisti gli stessi diritti dei lavoratori, come il limite di ore settimanali, il riposo del weekend e, se possibile, un periodo di ferie, ma non c’è obbligo per tutela in caso di malattia o incidenti; sarà previsto, infine, un monitoraggio dei progressi dello stagista e l’indicazione di un suo mentore o supervisore.

Che si tratti di esperienze gratuite o retribuite, all’Europa poco importa. L’Italia era uno dei pochi a sostenere la retribuzione obbligatoria perché una legge in questi termini ce l’ha già. La legge 92 del 2012, meglio nota come riforma Fornero, stabiliva un’indennità obbligatoria per stage e tirocini extracurriculari, vale a dire svolti oltre il periodo di studi universitari. L’importo sarebbe stato poi fissato da ogni singola regione e dalle province autonome di Trento e Bolzano, e comunque non al di sotto di 300 euro, come previsto dalle linee guida del 2013. Il comma 35 di quella legge stabilisce anche una sanzione per i trasgressori: da 1.000 a 6.000 euro.

Riconoscere almeno un rimborso spese allo stagista è anche un modo per non limitare questa esperienza ai soli in possesso delle disponibilità economiche. Un sondaggio promossi dall’European Youth Forum riporta che il 64% degli stagisti non retribuiti è costretto a chiedere aiuto a mamma e papà, mentre circa il 35% è costretto ad attingere ai risparmi personali; un altro 20% riesce a farcela grazie a una borsa di studio, il 12% deve necessariamente svolgere un secondo lavoro per recuperare almeno le spese almeno di vitto e alloggio. Il totale supera il 100% perché c’è chi contemporaneamente deve lavorare, consumare i risparmi e farsi aiutare dai genitori.

Lavorare gratis o con rimborsi insufficienti è una condizione comune al 60% degli stagisti in Europa, che diventano l’80% proprio in Belgio, dove hanno sede le istituzioni europee e una miriade di società private che vi ruotano attorno. In Italia siamo al 69% di stagisti non retribuiti, secondo lo studio “The experience of traineeships in the Eu”, promosso dalla Commissione europea. I più penalizzati sono le donne e coloro che sono impiegati in società più piccole, fino a nove dipendenti.

La raccomandazione approvata a Bruxelles cambierà di poco questa situazione. “Siamo delusi, questa è una chiara incapacità di affrontare una pressante richiesta proveniente dai giovani europei, in un momento in cui vivono in una condizione particolarmente vulnerabile a causa della crisi economica”, commenta Giuseppe Porcaro, segretario generale dell’European Youth Forum, la piattaforma delle associazioni giovanili continentali, che ha presentato una lettera di condanna firmata tra gli altri anche da Forum nazionale giovani, Repubblica degli stagisti, European Students Union, Erasmus Student Network, Génération Précarie e Microsoft Europe.

“Gli stagisti devono essere pagati per il lavoro che si impegnano a svolgere durante stage al di fuori dei percorsi formatici – aggiunge Porcaro -. La raccomandazione non ostacola quella che ormai è una chiara forma di discriminazione sociale e non fa nulla per rimediare al fatto che gli stage di scarsa qualità stanno sostituendo posti di lavoro e sono così diventati una strisciante e diffusa forma sostitutiva di lavoro precario per i giovani”. La lettera finirà anche nelle mani di Matteo Renzi, che il 20 marzo sarà a Bruxelles per il consiglio europeo. E per una volta potrà essere l’Italia a chiedere agli altri di rispettare i patti.

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