Soffitti crollati e statue senza testa. I tesori che l’Italia non sa difendere (dal Corriere della Sera – 16.03.2014)

BENI CULTURALI PALAZZI E SITI IN ROVINA E PREDA DEI LADRI PER MANCANZA DI FONDI E TUTELE PUBBLICHE

A Villa Raffo, Palermo, strappato anche l’impianto elettrico

di Paolo Conti

Villa Raffo a Palermo (Foto Alessandro Fucarini)Villa Raffo a Palermo (Foto Alessandro Fucarini)
Palazzi principeschi che cadono a pezzi sotto le macerie dei solai. Ville patrizie in totale abbandono, con gli affreschi sfigurati. Fortezze militari del XVIII secolo in rovina, anche se rappresentano forse gli ultimi esempi europei di fortificazioni permanenti. Interi arredi (il «contesto» interno) spariti e dispersi.

L’elenco dei 750 siti che il Fondo per l’ambiente italiano meritoriamente aprirà durante la 22ª Giornata di primavera, fissata per sabato 22 e domenica 23 marzo, offre molte sorprese positive (tesori curati e magnificamente mantenuti), ma anche gallerie degli orrori, simili alla reggia borbonica di Carditello a Caserta , solo poche settimane fa assicurata alla proprietà pubblica e sottratta alle mire della camorra dopo anni di devastazioni e ruberie, diventata il simbolo di un’Italia che dimentica e lascia perire le proprie ricchezze culturali.

A Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, il Fai non potrà aprire il rinascimentale palazzo Chigi Albani, ideato dal Vignola. Semplicemente perché i solai hanno ceduto ed entrare è pericolosissimo: sono state sfondate anche le maestose vetrate. Irrimediabilmente disperso l’arredo interno: abitato dagli Albani fino agli anni ‘80, il palazzo venne venduto a un privato che, senza scrupolo e soprattutto senza alcun controllo da parte degli organi di tutela, mise mobili e quadreria all’asta per poi cedere una scatola vuota e in pessime condizioni al Comune nel 2004. Da anni le forze politiche locali si confrontano sul suo futuro, senza approdare a nulla di concreto. La settecentescaVilla Raffo a Palermo (una delle tante residenze nobiliari abbandonate della città, si può scoprire purtroppo molto altro sul patrimonio palermitano grazie al sito palermoindignata.wordpress.com ) è di proprietà della Regione ed è da anni ridotta a meta preferita delle incursioni di bande organizzate di ladri. Sono stati strappati via persino gli impianti elettrici, e gli affreschi settecenteschi devastati a colpi di punteruolo.

Il complesso settecentesco della cittadella di Alessandria, 74 ettari di superficie e una magnifica pianta esagonale, considerata un raro esempio in tutta Europa, è un capitolo solo parzialmente positivo. Dal 2007 i militari l’hanno abbandonata e da allora è in stato di degrado: crolli parziali, infiltrazioni, solai in dissesto, infissi fradici. Nei giorni scorsi il Demanio, che ne ha la proprietà, ha finalmente pubblicato un bando di gara per la concessione di valorizzazione, da un minimo di 6 fino ad un massimo di 50 anni. I termini della gara chiuderanno il 9 settembre 2014. La cittadella potrà ospitare, con specifici limiti, attività ricreative, museali, artigianali, commerciali e di promozione delle eccellenze del territorio. C’è da sperare che tutto avvenga rapidamente, prima che la cittadella soccomba definitivamente .

Palazzo Carducci a Taranto è ora vuoto (non è inserito quest’anno nell’elenco Fai, ma lo è stato negli anni scorsi). Dopo la vendita al Comune di questo gioiello del XVII secolo nel cuore della vecchia Taranto, nel 2004, per mesi ladri indisturbati hanno sottratto mobili e preziose cinquecentine dalla biblioteca di seimila volumi. Dopo la scoperta delle razzie, gli arredi sono stati chiusi nel Palazzo di città e i libri messi al sicuro nella biblioteca comunale. Una vasta porzione del soffitto in legno è crollata. L’assessore regionale all’urbanistica, Angela Barbanente, promette uno stanziamento di 2.689.200 euro da fondi europei. Ma per ora il palazzo resta com’è, vuoto e in pericolo.

Abbandono e incredibile chiusura per la cinquecentescavilla Giustiniani-Odescalchi a Bassano Romano, in provincia di Viterbo. Dal 2004 è di proprietà pubblica dopo la vendita da parte degli Odescalchi. Il casino di caccia è in parte crollato. Il corpo della villa per ora è solido ma nel marzo del 2012 sparì la testa di uno dei busti dei Cesari collocati a lato del Palazzo. Lo stupefacente giardino all’italiana è irriconoscibile rispetto alle foto di mezzo secolo fa. Nei decenni molte «visite» di ladri hanno cancellato il patrimonio di statue e di marmi, già nel 1957 il grande archeologo Giovanni Becatti parlò di «squallido abbandono» della collezione di marmi. A tutt’oggi, non c’è alcun piano certo di valorizzazione né si parla minimamente di riapertura.
Sono interi pezzi di storia del nostro Paese che si sbriciolano e spariscono per sempre. C’è l’insipienza della mano pubblica, l’incapacità di programmare tutela e adeguata valorizzazione. C’è la mancanza di fondi pubblici. E c’è anche (se non soprattutto, talvolta) una cultura ossessivamente statalista, anti-storica, nemica sempre e comunque dell’intervento dei privati nella sfera del nostro patrimonio. Meglio un palazzo Chigi Albani sottratto alla rovina anche grazie al contributo di un mecenate, magari con la prospettiva di un uso misto sotto doverosa vigilanza dello Stato, o un bene crollato e in macerie, ma rigorosamente in mano statale? Come dimostrano fin troppi casi italiani, la cultura legata alla seconda posizione vince troppo spesso la partita. Con la sconfitta, però, del patrimonio .

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