L’aspetto dei Fondi UE e le polemiche sorte all’indomani dell’efferato attacco perpetrato da De Luca (da dentroSalerno – 16.03.2014)

Enzo Carrella

Sulla esclusione – a sua detta – dalla gran fetta di contributi Ue destinata ad enti “unedr 50 mila abitanti”  ha  causato qualche contraccolpo quello di richiamare le attenzioni e le ire dei piccoli imprenditori. Sì perché se  da tali  incauti  sillogismi  operati da un sindaco di una  piccola città (quale quella di Salerno) dovessero attecchire anche nel tessuto imprenditoriale, si sveglierebbero e scatenerebbero una reazione a effetto domino anche nelle PMI. Quanti e quali i contributi  di fonte Ue e destinate alle imprese che hanno visto – giocoforza- escludere  le Pmi  dalle agevolazioni proprio per la loro  minuta partecipazione al Pil nazionale?  Chiaro che la visione potrebbe essere anche quella diametralmente opposta: aspettiamoci ora che  le grandi imprese – quelle con fatturato e dipendenti da far girare la testa solo a leggere i numeri tra le pieghe del loro  bilancio  o contare le risorse umane a loro appartenenti  – che hanno assistito  ( non da protagoniste, nda) all’erogazione di flussi esorbitanti di risorse ( anche sotto forma di crediti di imposta) non a loro destinate ma  con priorità di intervento a botteghe artigianali o ditte familiari e /o autentiche Pmi (l’ acronimo che definisce  la filiera planetaria  delle  piccole medie imprese) , dovrebbero fare fronte comune e con una chiara , evidente e pacifica levata di scudi  adottare misure e controffensive  per la loro esclusione dai “giochi agevolativi”? Sarebbe un paradosso e l’inizio di uno stravolgimento di regole che – con effetto domino –  travolgerebbe   tutti gli ambiti e i perimetri della grande madre dell’Economia. Invece, col “capo chino” e  rimboccandosi le maniche tali  fulcri  del Pil nazionale  se ne stanno “composti e buonini” rivolgendo le attenzioni  allo sviluppo del  “lucro e al contempo  dare stabilità al proprio personale”.. Insomma non si è mai assistito, assiste e assisterà da parte dei loro titolari e/o azionisti a  “piagnisteri”  perché   esclusi  dalle  “regole”. Se solo si immaginasse – anche per un solo istante –  un’azione legale comune di tutte queste imprese   per protestare contro “il nulla”   si lascerebbe spazio al panico  di una collettività perché vedrebbe interrotto improvvisamente  l’intero apparato   produttivo   con  tragiche e  nefaste conseguenze. Dissertazioni  e  impeti istintivi  a parte, occorrerebbe prima di “sparare sul mucchio” conoscere perfettamente le regole  e i meccanismi dell’Ue e i suoi interventi mirati : della serie “ nulla  viene a caso” e se un’ Autorevole organismo ( dotato  tra l’altro di menti eccellenti e sempre in azione a differenza di quelle spente e annebbiate  presenti in piccoli centri) decide di  “azionare” interventi e/o azioni  mirate , lo  fanno senza demagogia  o sorte di preferenze. I piccoli comuni, quelli “under 50 mila abitanti” – e veniamo alle spiegazioni tecniche  alle contestate e criticate   versioni di parte – non hanno dalla loro la  medesima potenzialità finanziaria  che hanno invece città medio grandi. Basta addentrarsi nei meandri celati all’interno dei singoli  capitoli di bilanci per rendersene conto: le entrate  di un comune  si  distinguono e si basano anch’esse ( come quello statale) sulle potenzialità dei suoi abitanti. Spieghiamo l’assunto. Il Titolo Primo delle entrate è rappresentato  dalle cosiddette entrate tributarie  rimpinguate dagli stessi residenti/contribuenti. Come si chiederà?  Applicando quello che è il concetto cardine della partecipazione alla spesa pubblica e  fotografato nel comandamento dell’art 53 della costituzione. Ciò lascerebbe intendere che se il cittadino vi partecipa ha una propria e definita  capacità contributiva , nel senso che il Comune  è consapevole del suo contributo perché  “il do ut des” è ancora integro. Cosa succederebbe, invece, se in una città  vi fossero  cittadini condannati dalla ferocia dell’attuale crisi  a starsene senza reddito e, soprattutto, avere un futuro intinto da un colore grigio opaco?Facile immaginarlo: poche entrate, poche  “euro disponibili” e soprattutto un equilibrio di bilancio difficile (e non impossibile) da gestire.. con avanzi (utili) non più garantiti. Proprio una parte di questa avanzi sarebbe necessaria e indispensabile per buttarla nella sezione degli investimenti. Oltre a ciò, per questi piccoli comuni, risulterebbero anche impossibile ( perché per lo più inesistenti) procedere ad alienazioni dei propri immobili per “ossigenare il carusiello”  indispensabile a finanziare le  opere (grandi o piccole che fossero). Le opere e gli investimenti, infatti,  di un ente (come  recita testualmente l’art 199 del tuel) vengono assicurate con avanzi, entrate per alienazioni, mutui  e..con trasferimenti in conto capitale dello stato, regioni e/o altri enti comunitari e internazionali. Da quanto sopra analizzato e esposto, apparirebbe chiara e voluta la limitazione delle misure  di intervento della Ue ai piccoli comuni. Se non ci fosse tale autentico “soccorso finanziario” dell’organismo europeo c’è da scommettersi che a breve ( visti i tempi lunghi dell’agognata  ripresa economica) molte dei piccoli centri si “trasformeranno” in grossi deserti alla mercè di topi, bestie randagie e qualche “somaro”, non trascurando l’ipotesi anche di  umani  e sempre pronti “contestatori”.

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