L’ansia degli europei e i dubbi cinesi (dal Corriere della Sera – 13.03.2014)

L’ANALISI

I sistemi scolastici – occidentale e asiatico – a confronto dopo i dati Ocse-Pisa 2012

di Carola T. Saibante

Uno sguardo lungo e reciproco, d’ammirazione, invidia e diffidenza nello stesso tempo: è quello della scuola occidentale nei confronti di quella cinese. E viceversa. Cina e Europa, Oriente e Occidente: sistemi scolastici molto diversi, che si studiano a vicenda. La scuola cinese – che va verso la digitalizzazione spinta, con aree urbane dove l’evoluzione è già probabilmente la più avanzata a mondo, e l’Internet per tutti è previsto entro un paio d’anni – eccelle nelle classifiche mondiali, almeno in alcune materie. Dagli ultimi dati forniti dall’indagine Ocse-Pisa , che considera le competenze nella comprensione della lettura, matematica e scienze ed è stata condotta sugli studenti quindicenni di 65 Paesi, quelli di Shanghai sono risultati da medaglia d’oro – l’Italia si è assestata al di sotto della media Ocse. Dalla Francia agli Stati Uniti, così come nel nostro Paese, in Occidente l’allarme è suonato forte, seguito da tutte le domande del caso su come le nostre scuole in crisi possano migliorare per rivaleggiare con gli artigli competenti delle Tigri asiatiche.

La ministra inglese dell’educazione è andata in missione a Shanghai

L’Inghilterra (26esima nella classifica Pisa2012) ha avuto la reazione più diretta al primato cinese: la ministra dell’Educazione Elisabeth Truss ha messo in agenda il mese scorso una missione a Shanghai per verificare i segreti del successo matematico, dichiarando l’intenzione di riaggiustare le politiche educative in madrepatria in accordo con gli input di quel sistema educativo. Risultato: 60 insegnanti di matematica di Shanghai voleranno nel Regno Unito l’autunno prossimo per innalzare gli standard d’insegnamento della materia. Il Ministero dell’Educazione ha appena annunciato che creerà 30 «poli della matematica» nel Paese: a partire da mercoledì prossimo gli istituti scolastici inglesi potranno candidarsi a farne parte. Perché non sapere fare conti costa: 20 miliardi di sterline l’anno. E’ ciò che ha detto anche all’Italia il rapporto 2014 della commissione Ue sugli squilibri macroeconomici: ignoranza è uguale a scarsa produttività; adeguandoci ai primi della classe nell’istruzione e rinforzando la qualità del nostro capitale umano, il Pil del Bel Paese guadagnerebbe un + 8 percento.

I genitori cinesi sono critici sul loro sistema educativo

Molti genitori cinesi sarebbero però stupiti di sapere che la scuola del loro Paese possa far da modello all’Inghilterra e all’Occidente: troppa pressione su bambini e ragazzi, è l’accusa principale che rivolgono al sistema scolastico locale. Un sistema ultracompetitivo che trasforma le giovani vite in una corsa al primato sui banchi, e spesso causa problemi a livello di sviluppo psicologico del bambino. Non solo il temutissimo «gaokao», l’esame d’ammissione all’istruzione superiore, ma regolari carichi di studio che comportano notti in bianco e fine settimana sui libri (oltre al juku, il doposcuola, comune anche a Corea, Giappone e Vietnam). E, man mano che si avanza con la carriera scolastica, l’impossibilità di partecipare ad attività extrascolastiche quali sport o musica. Per molti cinesi la loro scuola, oltre a essere disumana, è corrotta e ingiusta (molti ragazzi, per esempio, non possono andare avanti con gli studi perché i genitori non hanno i documenti di residenza nella città dove lavorano). E così, mentre l’Europa guarda la Cina, a Pechino si guarda a Ovest. Tra il modello individualistico all’americana, e certi modelli orientali quasi militareschi, le vie di mezzo virtuose esistono, ed è quello a cui entrambi i lati sembrano volersi orientare. La cultura dell’educazione asiatica, molto esigente ed efficace, dove l’insegnante gode d’altissimo prestigio sociale e lavora di concerto con studenti e famiglie ha certamente da insegnare ad un mondo occidentale dove l’istruzione è scontata e svalutata. L’attenzione alla soggettività e ai talenti personali, allo sviluppo della capacità di pensare con la propria testa e di un modello educativo meno rigido e più a tutto tondo è la direzione verso cui punta l’Occidente, una strada che sembra sia sempre più considerata, anche dalla Cina.

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