“L’EGITTO E IL REFERENDUM DELL’INSTABILITA'” di Daniele Gallina*

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*http://www.ilcaffegeopolitico.org/15828/egitto-referendum-instabilita

L’Egitto ha approvato oltre un mese fa il suo secondo referendum costituzionale dallo scoppio della “Primavera Araba”. Nonostante mirasse alla stabilità, esso mostra anche altro…

…Ad esempio, l’intento delle forze armate di estromettere la Fratellanza Mussulmana e consolidare il potere sul Paese.

REFERENDUM – Il governo transitorio diretto dai militari ha promosso un referendum, che riscrive completamente la costituzione precedente, basata a sua volta su quello approvato circa un anno e mezzo fa quando alla guida del Paese c’erano i fratelli musulmani.

Il primo dei tre punti principali sul quale verte la nuova costituzione è il fondamento costituzionale su basi laiche. Tradotto, la Shari’a, ovvero la legge islamica, non è più fonte originaria della costituzione.

CONTRO I FRATELLI – Il secondo punto, in supporto al primo, è il divieto di costituire partiti politici fondati su basi religiose.

Tale divieto, ai sensi dell’art 74 del referendum costituzionale, era stato abrogato dopo la caduta di Mubarak, anche con il beneplacito proprio dell’esercito, perché fosse un simbolo di discontinuità con la politica autoritaria e oppressiva del regime nei confronti del più grande e influente partito politico islamico del paese.

Il terzo punto è la nomina da parte dell’esercito del Ministro della Difesa, in modo da garantire alle forze armate il controllo dela situazione interna del Paese ed evitare possibili fuoriuscite o scollamenti tra il governo e l’esercito.

Questi tre punti principali, da una parte mirano sostanzialmente a continuare l’azione di repressione verso la Fratellanza Musulmana: oltre all’annientamento politico, confermato dalla struttura del referendum costituzionale e dall’arresto di Morsi, si verifica anche quello fisico, con i vecchi esponenti del movimento quasi tutti in carcere o all’estero.

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INFLUENZA ASSICURATA – Dall’altra parte mirano ad assicurare all’esercito, comunque vadano le elezioni politiche, un certo pacchetto di influenza e potere garantito indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni per il governo del Paese. 

Molti scommettono sulla candidatura e vittoria del generale Al-Sisi, il protagonista della caduta della Fratellanza Musulmana, mentre altri ancora si chiedono se i giovani di Piazza Tahrir, ossia la prima linea delle proteste che due anni fa fece crollare il regime decennale di Mubarak, siano ancora disposti a scendere in piazza o si stiano allineando al governo autoritario dei militari.

Significativo è il dato del referendum costituzionale, denominato dagli oppositori come la “Costituzione dei vampiri”, approvato con il 95% dei consensi ma con una partecipazione al voto di appena il 42% degli aventi diritto.

Si è mantenuta alta la soglia dell’astensione, cresciuta di poco rispetto al precedente referendum costituzionale promosso dalla Fratellanza Musulmana. Da registrare momenti di tensione davanti ad alcuni seggi elettorali, costringendo le forze dell’ordine ad intervenire, con il risultato di alcuni morti negli scontri.

FERMARE LA PROTESTA – Tre punti sostanziali sono stati attuati dal governo di transizione contro ogni possibile deriva movimentista di ritorno alle piazze.

Il primo è la restaurazione dello stato di emergenza, altro retaggio della dittatura mubarakiana; il secondo è una legge approvata dal governo Mansour il 24 novembre del 2013, la quale a fronte delle numerose manifestazioni di protesta (511 nel solo mese di novembre secondo Democracy Meter) scoppiate all’interno delle Università, nega qualsiasi forma di protesta  che non sia stato approvato dalle forze di sicurezza.

Il terzo è contenuto sempre all’interno della nuova costituzione: sancisce che qualsiasi civile che attenti all’incolumità delle forze dell’ordine deve essere processato davanti ad un tribunale militare.

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ALTERNATIVE? – Esiste una qualche forma di protesta contro il governo dei militari in aggiunta alla Fratellanza? Se esiste, che forma ha?

Al momento si può solo registrare una convergenza in alcuni momenti e situazioni di una parte dei giovani non politicizzati, frange del vecchio movimento di Piazza Tahrir  e la parte giovanile dei fratelli musulmani.

Una possibile motivazione di questa convergenza si ritrova in quello che è successo al movimento giovanile Tamarrud, protagonista della caduta di Morsi. Dopo questo evento la fiamma del movimento si è spenta a poco a poco lasciando spazio a quella che è parsa una disgregazione a causa di due effetti.

Da una parte i giovani più rappresentativi del movimento sono stati cooptati dalle forze armate o comunque hanno preferito la stabilità – anche se autoritaria – dei militari, dall’altra schiacciando i dissidenti attraverso l’apparato repressivo.

Non è impossibile immaginare quindi che questa possa essere la base per una possibile unione tra i giovani “delusi” del movimento Tamarrud e la “giovanile” della Fratellanza Musulmana. Ma è interessante anche un altro dato.

NO MEDIAZIONI – Ancora una volta é stato promosso un referendum costituzionale che non ha provato a mediare tra i valori e le aspettative della maggior parte degli egiziani; come la precedente, questa costituzione rappresenta esclusivamente le istanze e i valori di un determinato parte della popolazione e soprattutto di un apparato che non mira ad unificare la nazione sotto dei valori comuni. 

L’intento delle Forze Armate resta esclusivamente la salvaguardia dei propri interessi.

Rimane quindi difficile immaginare una prospettiva di futura stabilità e pacificazione per l’Egitto mentre è molto probabile che gli ardori rivoluzionari, dopo più di due anni dallo scoppio delle rivolte, ardano ancora sotto le ceneri della sfortunata esperienza di governo della Fratellanza Musulmana e la discussa gestione del governo di transizione.

Chiunque vinca le prossime elezioni, molto probabilmente qualche personalità vicina all’esercito, si troverà a gestire un Paese attraverso regole e istituzioni che non lo rappresentano nella sua interezza.

Quello che ci si può aspettare è una situazione di perpetua instabilità nazionale, allontanando ogni possibile ripresa economica e rimandando ulteriormente l’appuntamento per la realizzazione delle istanze che diedero vita alla Primavera Araba.

7.03.2014

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