Italia Nostra vuole impugnare l’autorizzazione paesaggistica (da Cronache del Salernitano – 11.03.2014)

di Andrea Pellegrino

Italia Nostra vuole impugnare l’ultima autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune ed ha chiesto il rinvio della discussione di stamattina al Consiglio di Stato, dove è fissata l’udienza sul ricorso proposto dalla società Crescent srl. Dopo l’avvocatura dello Stato anche Italia Nostra vuole che sia messa in discussione l’ultima autorizzazione paesaggistica che avrebbe dovuto riavviare, secondo Palazzo di Città, l’iter per la realizzazione del Crescent, dopo l’annullamento delle precedenti autorizzazioni con sentenza del Consiglio di Stato. Per i legali dell’associazione ambientalista e del Comitato “No Crescent” l’autorizzazione prodotta dalla commissione locale per il paesaggio (riunitasi lo scorso 13 febbraio) sarebbe “illegittima” e nulla. Insomma una carta con nessun valore, secondo Oreste Agosto e Pierluigi Morena che vorrebbero, prima della discussione sulla richiesta di chiarimenti prodotta dal costruttore Rainone, contestare ed impugnare l’atto della Clp. Se accettata la richiesta, stamattina l’udienza a Palazzo Spada slitterà e con molta probabilità si aprirà un nuovo contenzioso. A spingere per la richiesta di chiarimenti c’è, oltre la società appaltatrice, anche il Comune di Salerno che ha già depositato proprie memorie che difendono il lavoro fino ad ora svolto, compreso il nuovo parere favorevole alla realizzazione della mezza luna di Bofill. D’altronde se non si realizzasse l’opera, per Palazzo di Città sarebbe un gran problema sotto il profilo finanziario. Soprattutto all’indomani della diffida già giunta dai Rainone che avrebbero quantificato il danno in 44 milioni di euro, che secondo una clausola contrattuale nel caso della mancata realizzazione (per qualsiasi motivo) dovrà essere risarcito direttamente dalle casse comunali. Ma al momento il Comune sostiene la sua tesi con convinzione. L’avvocatura comunale, infatti, ha valutato legittimo l’iter seguito fino ad ora dalla commissione per il paesaggio. In particolare, scrive Aniello Di Mauro, dirigente del settore avvocatura di Palazzo di Città: «è di tutta evidenza che il consiglio di stato ha invitato le amministrazioni interessate ad esaminare il progetto originario senza tener conto di sopravvenienze di fatto, documentali e normative». E non solo, sempre secondo il dirigente del settore legale: «Quanto emerge dalla sentenza va espresso “ora per allora”». Dunque, per il Comune, dapprima la commissione per il paesaggio deve fornire il nuovo parere e successivamente dovrebbe esserci della soprintendenza che dovrebbe ratificare semplicemente la legittimità del primo. Un iter che non ha convinto, però, neppure l’avvocatura dello Stato intervenuta su richiesta del Ministero dei Beni Culturali, costituitosi nel giudizio di stamattina.

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