Mai più sistemi improduttivi (di Angelo Giubileo)

di Angelo Giubileo

industrie-sud-mezzogiorno-meridione_jpgÈ come una litania, che su scala nazionale abbiamo preso ad ascoltare da almeno un lustro, allorquando nel Paese si sono manifestati evidenti segni di un declino in corso da più tempo. È accaduto esattamente che il declino dell’economia reale – avviato con i piani di disinvestimento e dismissioni industriali lungo un ventennio, che ancora persiste sul piano della decisione politica – è stato poi certificato dai diversi bilanci di contabilità pubblica, sia nazionale che locali. Ed è stato questo il momento nel quale, per l’appunto, come una sorta di nouvelle vague, la litania dei conti in ordine è diventata d’uso comune. Una litania, che è figlia per così dire di un’altra in uso da tempo quasi immemore al Sud e di cui viceversa oggi sembrano avvalersi piuttosto noti esponenti politici del Nord del Paese. La litania potremmo dire del piagnisteo, del lamento finalizzato all’ottenimento di risorse pubbliche finanziarie da destinare al proprio territorio, per giunta al fine prevalente di mantenere ed alimentare il consenso politico, ma sarebbe meglio definirlo elettoralistico. Sempre per il tramite del decisore politico centrale, romano, in origine fu il Sud piagnone a rivolgersi all’industria manifatturiera del Nord del Paese. In tempi più recenti, con l’acquisizione dell’assetto politico su base regionale, toccò prima soprattutto alle comunità locali del Sud e poi, con la riforma della sussidiarietà, a quelle soprattutto del Nord – per via soprattutto del mutato orientamento geografico legato alla gestione della cosa pubblica nazionale – lamentarsi di mancati o insufficienti aiuti, diretti o indiretti, per il tramite dei governi regionali e nazionali. Nel contempo, si aveva anche la prova che gli aiuti europei venivano viceversa in gran parte inutilizzati, in generale e salvo qualche rara eccezione sul piano locale. Come, di fatto, successo a Salerno; per lo sviluppo e la realizzazione, avviati dalla giunta Giordano di centrosinistra, di opere urbanistiche che durante questi anni hanno dato senz’altro risalto alla città, immaginando per il futuro un ampio sviluppo economico che viceversa non c’è stato. Come quasi ovunque in Italia. E questo essenzialmente perché il decisore politico di turno durante tutti questi anni ha scelto piuttosto di intraprendere e salvaguardare un’economia di gestione a scapito di un’economia di tipo produttivo.
Oggi, in generale, il nostro Paese, tutto intero, deve invece fare i conti con L’Europa. Al punto che, ora, è anche il tempo in cui una qualsivoglia comunità locale di questo Paese non nutra più a volte nemmeno la speranza oltre che la fiducia di essere ascoltata. Tocca e toccherà quindi all’intera comunità del Paese, auspichiamo in una prospettiva finalmente unitaria, in mancanza di risorse proprie, rivolgersi all’Unione Europea e a seguito del relativo finanziamento promuovere e sussidiare le diverse economie di sviluppo locali.
Nel frattempo, è anche bene che qui da noi si discuta. Con il presidente Caldoro, se sia piuttosto meglio abolire il sistema attuale delle regioni sostituendolo con un altro basato su nuove macro-aree di riferimento. Con diversi politici, non tanto locali quanto soprattutto nazionali, se sia piuttosto il caso di cancellare le province. Con il sindaco De Luca, dell’opportunità sia politica che amministrativa di alienare la Centrale del Latte.
Eppure, anche in quest’ultimo caso, abbiamo idea che si tratti piuttosto della decisione di dismettere un sistema, quello delle società  partecipate,che è servito a garantire un’economia di gestione del territorio ma nel cui ambito non è stato invece in grado di garantire un’economia di tipo produttiva.

(I Confronti / Le Cronache del salernitano)

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