Università, crescono gli iscritti al Nord e nelle facoltà umanistiche (da la Repubblica – 07.03.2014)

Università, crescono gli iscritti al Nord e nelle facoltà umanisticheSulle nuove matricole universitarie, in verità, ci sono alcuni segnali confortanti. Un po’ come la ripresina economica in corso. È vero, dalla scorsa stagione si sono persi 9.800 nuovi iscritti: oggi sono 259.668 su sessanta atenei presi in considerazione. È vero, negli ultimi quattro anni il saldo negativo è stato di 37.500 studenti, un’emorragia. Ma c’è un rapporto interno al ministero dell’Istruzione e dell’Università che prende in esame il 2013-2014 e lo confronta con la stagione precedente rivelando che alcuni dati  –  dopo un decennio di discesa  –  sono in crescita.

In valore assoluto si perdono iscritti al Centro (quasi 4.000) e al Sud (un disastro: oltre 6.300), ma nel Nord-Ovest ci sono 438 matricole in più e nel Nord-Est si finisce praticamente in pari, con una flessione di cinquanta post-maturi che non hanno agganciato il primo anno accademico. Questa ripresa degli atenei del Nord in concomitanza con lo sprofondo meridionale era stata già avvistata in fase d’iscrizione lo scorso novembre (non tutti i pre-iscritti, poi, hanno confermato).

Lo studio inedito del Miur rivela che c’è una crescita di matricole al primo anno delle materie umanistiche: sono 49.284 iscritti in tutto, l’1,3 per cento in più. E gli studenti che si affacciano al primo anno di Lettere e Storia, Filosofia e Giurisprudenza crescono in quattro macroaree regionali su cinque: più 2,6 per cento nel Nord-est, più 1,6 nel Nord-Ovest, più 1,8 al Centro e persino più 4,4 per cento nelle Isole. Flette solo il Sud peninsulare. Nell’area sanitaria, che patisce la soffocante politica del numero chiuso e subisce un tracollo al Sud (-16 per cento), il numero degli iscritti del Nord-Est è in linea con quello dell’anno scorso (56 studenti in meno). Negli atenei del Nord-Ovest salgono gli iscritti sia nella macroarea didattica “scientifica” (+2,1 per cento) e in maniera lieve anche nella macroarea “sociale”.

L’università italiana, che offre alcuni segnali incoraggianti al Nord dove custodisce realtà di eccellenza e attrattive, sottolinea un pauroso scollamento  –  gli iscritti in meno vanno a sommarsi a percentuali di disoccupazione tragiche  –  del nostro Sud. L’ultimo dossier del ministero sugli atenei meridionali era stato impietoso nell’analisi economico-finanziaria di ventisei atenei del Sud, e aveva suscitato appassionate proteste da parte dei rettori delle quattro università pugliesi, dell’Università di Molise e dell’Università di Sassari.

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