Sono 4,3 milioni gli italiani all’estero (E c’è chi va a fare lo stagista in Cina) (dal Corriere della Sera – 07.03.2014)

SI TORNA AD EMIGRARE IN PAESI COME IL BRASILE E L’ARGENTINA, COME NEL ‘900

I dati del convegno «La nuova emigrazione italiana» organizzato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia

di Redazione Online

Non più solo le mete tradizionali, Germania e Gran Bretagna. Ma anche i Paesi che non t’aspetti, dall’Argentina, al Brasile, dalla Cina all’Angola.

La nuova emigrazione

Sono 4 milioni e 387mila i cittadini italiani residenti all’estero, ma se le concentrazioni maggiori risultano in Paesi come la Svizzera e la Germania (oltre 500mila italiani, la Francia (366mila), il Belgio (252mila), il Regno Unito (200mila) negli ultimi anni sono spuntate nuove destinazioni ed è cambiato il profilo di chi lascia l’Italia. A fare il punto sui numeri del fenomeno è il convegno internazionale «La nuova emigrazione italiana», organizzato dall’Università Ca’Foscari Venezia. «I primi sei Paesi per destinazione delle migrazioni italiane verso l’estero negli anni 2000-2010 sono stati sei di tradizionale emigrazione italiana come la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e l’Argentina – spiega Pietro Basso, direttore del master – ma nonostante ciò le novità sono rilevanti perché ci sono anche nuove destinazioni (inclusi alcuni paesi africani come Mozambico e Angola, o come la Cina, dove iniziano ad esserci nelle fabbriche stagisti italiani); perché si tratta quasi sempre di migrazioni di urbanizzati e non di popolazione rurale; perché, rispetto alle grandi migrazioni italiane del passato, diversa, assai più variegata e spostata verso le classi medie, è la composizione sociale, così come assai più variegati sono le motivazioni e i progetti migratori; perché molto più forte è la componente femminile, e in particolare delle donne che emigrano da sole; perché assai diversa è l’Italia di oggi, immersa da più di due decenni in un declino da accelerata deindustrializzazione e da altri mali sociali e politici, rispetto a quella in qualche modo in ascesa di inizio `900 e del secondo dopoguerra».

Le mete

«Nel periodo più recente poi, e con un accelerazione negli anni della crisi – ha continuato – si delinea una ripresa della emigrazione all’estero, anche verso mete che sembravano definitivamente superate come qualche paese dell’America Latina, come l’Argentina. Secondo le più recenti tendenze infatti la Spagna è diventata un’area di attrazione per italiani, soprattutto giovani, anche se non è certo tra i paesi in testa alla classifica dei paesi col maggior numero di italiani. Tra i paesi transoceanici il Brasile e gli Stati Uniti d’America seguono l’Argentina per ordine di dimensione della presenza italiana», ricorda Enrico Pugliese del Cnr. Articolata, e molto diversa da quella di qualche anno fa, è la composizione della emigrazione italiana odierna: «Si tratta indubbiamente di una emigrazione scolarizzata non sempre però legata a occupazioni intellettuali – continua Pugliese – esiste al suo interno una componente intellettuale in senso stretto, costituita da ricercatori generalmente giovani, che è una espressione riduttiva rispetto alla complessità dei nuovi flussi di personale italiano altamente qualificato che lavora all’estero: funzionari di imprese italiane, straniere o multinazionali nell’ambito dell’industria e soprattutto della finanza ma anche personale a livello medio alto, che rientra nella categoria oggetto di grande attenzione in questo periodo che è quella delle “skilled migration”, ossia delle migrazioni di persone a e levato livello di qualificazione. Esiste infine una componente di diplomati e anche di laureati che si muovono alla ricerca di un lavoro qualunque».

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