Mazzarella: De Luca giubilato dai renziani campani (da I Confronti – 06.03.2014)

di Gianmaria Roberti

Il filosofo Eugenio Mazzarella

Il filosofo Eugenio Mazzarella

Se il Partito democratico sacrifica il dialogo con i ceti riflessivi alla ricerca di equilibri tra i signori delle tessere, inaridisce ancora di più la relazione col Mezzogiorno, ridotta a rapporto strumentale. Una lacerazione tradotta nell’immagine del sud degradato a riserva indiana nell’esecutivo Renzi. Un tradimento del mito fondativo del Pd, la modernità: perché il divorzio matura nel legame con “le metropoli meridionali” dice Eugenio Mazzarella, filosofo ed ex deputato democratico. Una deriva forse accelerata dal renzismo, la cui eterogenea costola campana ha prodotto l’incidente-De Luca. Uno giubilato dalle “tensioni interne”, osserva Mazzarella.

Come giudica le vicende che hanno portato al varo del governo?
Questo governo fondamentalmente si inserisce nel filone di risposte politiche a uno stato necessità, dopo quelle di Monti e Letta. E’ la soluzione a un sistema politico bloccato. In assenza di una legge elettorale è difficile dire che si poteva fare altro. La questione è se il governo riuscirà a realizzare i compiti che si è dato.
Ci riuscirà?
Per farlo si è dovuto dare una doppia maggioranza. Una formale, con Alfano, e un’altra invece con Forza Italia. Una doppia maggioranza che ha anche influito su alcune scelte di governo. Non è chiaro se sia un punto di forza o di debolezza. Lo diranno gli eventi, la tenuta di questa doppia maggioranza sulle scelte concrete. Il primo punto di mediazione tra le due maggioranze è l’Italicum dimezzato, fatto solo per la Camera,
Un passo falso?
La scelta fa fare un passo avanti all’azione di Renzi, ma sul filo di un equilibrio molto sottile, che Berlusconi potrebbe anche decidere di tagliare al momento per lui più opportuno.
Per ora c’è il dato oggettivo di un governo in cui il sud ha una presenza marginale
La presenza del sud nel governo è assolutamente esile, non è stata ritenuta strategica. Ma è anche colpa di un certo ceto politico meridionale rissoso e subalterno. Però certamente inquieta questo disinvestimento del Pd nel ceto politico di sinistra espressione soprattutto delle grandi aree metropolitane del Mezzogiorno. Dove c’è una presenza, ci si è rivolti situazioni legate a territori non metropolitani, il che dà la sensazione di una sfiducia nella possibilità di parlare all’opinione pubblica meridionale metropolitana sganciata dalle reti di consenso locale.
Il caso del sottosegretario Gentile è emblematico di come è strutturato il rapporto con il sud
L’infortunio di Gentile, fortunatamente risolto, non ha aiutato. Bisognerà comunque vedere se il governo saprà porsi i problemi del Mezzogiorno, che non sono quelli del ceto politico, ma della popolazione.
Il caso-De Luca è un altro capitolo della distacco tra classe dirigente e Mezzogiorno?
La vicenda De Luca si inquadra in una situazione molto campana di tensioni nella variegata maggioranza renziana, che ha consigliato di non creare un vincitore nel contrasto interno alla componente di maggioranza.
Ma quanto accaduto frustrerà le ambizioni di De Luca per la Regione?
Dipende da due fattori. Dal rapporto con Renzi, da un lato, e dall’altro da una risposta che la sua candidatura alle primarie avrà sul territorio campano, da cui si potrà capire l’appeal della candidatura a Palazzo Santa Lucia. Il reale appeal di un candidato che non viene però dall’area metropolitana.
Il Pd di Salerno è finito nella burrasca per la plateale denuncia di Vaccaro, che ne ha occupato la sede
Questo è l’ennesimo episodio di quella Via Crucis che sono le primarie in Campania da quando le hanno inventate. Niente di nuovo. La verità è che dovrebbero essere regolate per legge. Fin quando non lo si farà, saranno sempre una modalità di selezione esposta alle dinamiche e alle turbolenze di soggetti privati quali restano i partiti.
Nel solco scavato tra il Pd e la Campania hanno influito esperienze come quella di Bassolino, che hanno prodotto una rottura tra il partito, l’elettorato e i dirigenti locali?
Il punto di forza del Pd nel passato al sud era la capacità di parlare ai ceti intellettuali, un rapporto che si è sfibrato, con un partito che si è chiuso in scelte di rappresentanza molto autoreferenziali, non solo in Campania. Il rapporto è andato in crisi anche per questo.

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