Lo spreco energetico ci costa 100 euro al mese: il rapporto di Legambiente (da la Repubblica – 05.03.2014)

Lo studio fotografa più di 500 edifici con un sistema che permette di notare con un colpo d’occhio le zone in cui ci sono perdite di calore. Anche in palazzi con firme prestigiose gli standard europei non sono rispettati

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA – Per il bilancio familiare è un conto pesante: da 80 euro a 120 al mese buttati via per il consumo eccessivo. Se a carburare male fosse la nostra macchina, correremmo a portarla dal meccanico. Ma per la casa questo riflesso meccanico non scatta perché a controllare i conti energetici di un appartamento, nel momento in cui lo affittiamo o lo compriamo, di solito non ci pensiamo. E questa disattenzione alla gestione del caldo e del freddo domestici ci costa tra 1.000 e 1.500 euro l’anno.

IL DOCUMENTO (PDF)


Il calcolo è stato fatto dalla Legambiente che nel dossier Tutti in classe A ha portato le prove documentali dell’accusa. Più di 500 edifici in 47 città italiane sono stati fotografati con un’apparecchiatura termografica che permette di notare con un colpo d’occhio le zone in cui ci sono perdite di calore, che vengono segnate in rosso. La carrellata è impressionante: macchie scarlatte dappertutto. Perfino in edifici dove, per il prezzo a metro quadro e per la firma di prestigio, ci si aspetterebbe di trovare un segno non solo estetico ma di sostanza. “Purtroppo anche in case progettate da architetti di fama internazionale e costruite negli ultimi dieci anni, come mostrano le termografie realizzate su edifici costruiti a Milano, Roma e Alessandria da Fuksas, Krier e Portoghesi, l’analisi a infrarossi ha dato risultati simili a quelli di altri palazzi recenti di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti”, si legge nel documento.

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E non è solo una perdita economica subita durante l’inverno, quando assieme al calore in fuga se ne va una quota del nostro investimento in benessere termico. Anche durante l’estate i punti termici deboli delle case ci costano cari: è da lì che il caldo entra facendo salire la bolletta dell’aria condizionata. “Da dieci anni la normativa sta diventando progressivamente più attenta all’efficienza, ma in Italia solo in Lombardia, in Piemonte, nelle Province di Trento e Bolzano i controlli sono efficaci”, ricorda il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. “Altrove si comprano edifici in classe A senza garanzie reali, con controlli inesistenti o a campione. E’ una vergogna perché così si perdono 1.000 euro all’anno se sono case mal riadattate e 1.500 euro se si tratta di edifici nuovi che non rispettano gli obiettivi dichiarati. Per questo sarebbe meglio calibrare gli incentivi fiscali in modo da premiare chi ha ottenuto un reale standard di efficienza”.

Una scelta di questo tipo potrebbe rilanciare un settore in estrema difficoltà. La crisi dell’edilizia – con oltre 600 mila posti di lavoro persi e 12 mila imprese chiuse – dura da sei anni e potrebbe essere superata puntando su una innovazione che incrocia il tema energia e la nuova domanda di qualità delle abitazioni. In questa direzione va anche l’Europa. Con la direttiva 31/2010 si fissano date precise per una transizione radicale: dal primo gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici costruiti nell’Unione europea (dal primo gennaio 2021 anche quelli nuovi privati) dovranno essere neutrali dal punto di vista energetico, cioè ridurre i consumi e soddisfare la quota restante con fonti rinnovabili. L’Italia si deve adeguare inviando a Bruxelles entro il prossimo 30 aprile una “strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati”. Basta guardare le foto di questo rapporto per capire che è urgente. Anche perché costruire bene costa tra 50 e 100 euro in più a metro quadro: un investimento complessivo di 5-10 mila euro per un appartamento di 100 metri quadri. Non farlo vuol dire sprecare 1.500 euro all’anno per decenni.

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