Inaugurato il Macri, il museo dei crimini ambientali (dal Corriere della Sera – 06.03.2014)

ALL’INTERNO DEL BIOPARCO DI ROMA

Unico in Europa, fotografa la coscienza italiana su un mercato di prodotti e articoli derivati da specie animali e vegetali

di Peppe Aquaro

Aperto il Macri, museo dei crimini ambientaliLa cronaca in un museo. Si entra, e si nota subito questo enorme esemplare di Gaur, un bovino selvatico dell’India. Sembra vivo. E rifletti. Anche grazie a un video molto esplicativo a cura dell’etologo Danilo Mainardi. È l’inizio di questa avventura tra flora e fauna da difendere in 400 metri quadri di esposizione. Siamo a Roma, all’interno del Bioparco, dove è stato inaugurato, unico in Europa, il Macri, il museo dei crimini ambientali. La cronaca del museo sta tutta nei numeri. I controlli effettuati nell’ultimo anno dal Cites – il servizio del Corpo forestale dello Stato dedito al controllo e alla tutela della flora e della fauna protetta – sono stati 67.553, di cui 1.714 sul territorio nazionale e 65.839 in ambito doganale.
Aperto il Macri, museo dei crimini ambientali
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Interventi e sequesti

«Siamo intervenuti in Sardegna per sequestrare un orso, una tigre e un elefante di un circo; abbiamo bloccato un traffico di vendita illegale di corna di rinoceronte; e infine, siamo riusciti a intervenire su una tratta di cani lupo geneticamente modificati con lupi naturali, un problema di sicurezza per chi gestisce questi animali, oltre che un caso di inquinamento genetico», spiega Ciro Lungo, direttore del Cites. Non solo animali. «Prima della fine dello scorso anno, erano in procinto di raggiungere balconi e giardini italiani, circa 1.700 cactus cileni, ricercatissimi per colore e forma, ma tra le 300 specie vegetali da proteggere secondo la convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna (sono 500 invece le specie animali da proteggere, ndr) e flora minacciate di estinzione», aggiunge Lungo.

Le sezioni

Le attività d’indagine hanno fornito l’idea di base per gli stand di un museo diviso in sette sezioni: incendi, inquinamento e rifiuti, bracconaggio, taglio illegale, un spazio dedicato alla storia del Cites, maltrattamento animale e tecniche investigative. Con tanto di scena del crimine. «Grazie al Centro di referenza nazionale di medicina veterinaria forense dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, è stato ricostruito in una teca lo spazio nel quale opera il medico veterinario forense, al quale può bastare l’analisi di un boccone avvelenato per risalire al tipo di veleno usato, se non proprio al bracconiere colpevole dell’assassino dell’animale», racconta il direttore del Cites.

Identikit italiano

Come accade per ogni museo, anche qui, tra teche e corner espositivi, non ci sono tutti i 71 mila reperti custoditi dal Corpo forestale dello Stato. Sarà quindi necessaria una rotazione espositiva di felini, scimmie, pappagalli, rapaci rari, pitoni, testuggini e coralli. Ciò che viene fuori è la fotografia della coscienza italiana su un mercato di prodotti e articoli derivati da specie animali e vegetali, il cui giro di affari, a livello mondiale, è stimato nell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno. «Come siamo messi? Direi che non esistono regioni virtuose e altre solitamente dedite al traffico di animali o piante rare: certo, in Sicilia è molto diffuso il mercato illegale dell’aquila del Bonelli, rapace del valore di 7-8 mila euro, in Lombardia invece c’è un commercio più intenso di avorio», risponde Lungo.

Strage d’elefanti

Senza dimenticare il messaggio di fondo del Macri: l’importanza e la difesa degli ecosistemi. Perché la natura non è mica come quel Gaur, il bisonte imbalsamato all’inizio del percorso espositivo, ritrovato nel 2006 in Piemonte. Era esposto in una casa privata, frutto di un safari illegale: per abbatterlo, divertendosi, pare abbiano pagato 20 mila euro. Per non parlare dei 20 mila elefanti abbattuti ogni anno in Africa, oggetto d’indagine di una conferenza a Bruxelles, il prossimo 10 aprile.

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