Chi crede ai complotti ha poca autostima (dal Corriere della Sera – 05.03.2014)

CHE COSA C’È «SOTTO» UN ATTEGGIAMENTO SEMPRE PIÙ DIFFUSO

Pensare di sapere qualcosa di «segreto» aiuta a ridurre il senso di disagio

di Alice Vigna

Basta fare un giro su internet per scoprire che il mondo potrebbe essere molto diverso da come noi “ingenui” lo vediamo. I seguaci delle teorie del complotto hanno una spiegazione alternativa per tutto e la rete fa da grancassa per idee di ogni genere: dalle cospirazioni governative dietro l’11 settembre allo sbarco sulla Luna mai avvenuto, alle scie chimiche degli aerei, fino ai “morti per finta” come Elvis Presley. Chi crede agli intrighi vede ovunque macchinazioni e raggiri: ogni evento, ogni fatto può celare una verità nascosta. Ma esiste una tipologia di personalità incline a credere alle congiure? Secondo diversi psicologi ci sono tratti ricorrenti, tanto che di recente la rivista Frontiers in Psychology ha pubblicato una “scala” per misurare il grado di complottismo in ciascuno di noi.

Si scopre, ad esempio, che spesso il complottista manca di “fiducia sociale”, cioè tende a credere che gli altri siano in genere poco onesti e sinceri. Conta molto anche il “cinismo politico”, cioè l’idea negativa del sistema e delle istituzioni: la dietrologia fa più presa quando si ritiene che le norme sociali siano inefficaci e inadeguate. Chi crede alle cospirazioni, inoltre, di solito ha una bassa autostima, pensa di non poter fare molto per cambiare le cose (conoscere retroscena che gli altri ignorano fa sentire già un po’ più “potenti”); pure essere giovani e appartenere a un gruppo minoritario, per credo politico, fede religiosa o altro, aumenta la tendenza a credere alle macchinazioni segrete. Sembra invece che non conti granché il livello di istruzione: seguaci delle teorie più improbabili si trovano fra laureati e professionisti.

«Gli amanti dei complotti hanno spesso spiccata curiosità intellettuale e fervida immaginazione: la loro inclinazione a esaminare nuove idee li “espone” a credere alle congetture – spiega Viren Swami, psicologo dell’università di Westminster che ha studiato a lungo le teorie della cospirazione -. In passato e per lungo tempo si è ipotizzato che il complottismo fosse sempre legato a psicopatologie come la paranoia: in alcuni casi è vero, ma entrano in gioco anche aspetti della personalità molto più comuni». Secondo alcuni il “complottista-modello” è tuttavia sempre lievemente paranoico, perché tende a focalizzarsi sull’intenzionalità “maligna” di qualsiasi evento ed esamina minuziosamente le verità ufficiali di media e governi ma “dimentica” di passare allo stesso vaglio le ipotesi complottiste.

Va anche detto che la passione per le congiure è qualcosa in qualche modo di innato, come spiega Swami: «Abbiamo tutti il bisogno irrazionale di spiegare eventi grandi e drammatici con cause altrettanto rilevanti; inoltre, il contenuto emotivo forte di molti supposti “intrighi” ha un ruolo chiave nel renderli più accattivanti e accettabili al grande pubblico». Il guaio è che le teorie del complotto non sono innocui vaneggiamenti di persone fantasiose, perché quando toccano certi argomenti diventano pericolose: quelle secondo cui l’Aids non esiste, ad esempio, hanno contribuito alla diffusione del virus Hiv; il “complotto sui vaccini” ha ridotto il ricorso alle vaccinazioni pediatriche aumentando il rischio di infezioni pericolose in una vasta schiera di bimbi.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...