Gioco d’azzardo, aumenta il numero di anziani ludopatici (da la Repubblica – 03.03.2014)

Sono sempre di più gli over 65 che dilapidano la pensione nella speranza di fare fortuna. Il mercato dell’azzardo vale 90 miliardi di euro. Tra le cause il dilagare delle opportunità di gioco e la pubblicità ingannevole.

di CHIARA NARDINOCCHI

ROMA –  A disposizione di ogni cittadino italiano ci sono più slot machine che posti letto in ospedale. Un dato allarmante che negli ultimi anni ha contribuito all’impennata del numero di persone cadute nel vortice del gioco d’azzardo. L’indagine “Anziani e azzardo” di Auser, gruppo Abele, Coop Piemonte e Libera rivela come le più colpite dal fenomeno siano le classi sociali più deboli, tra cui spiccano gli over 65 che con soldi sicuri e tempo a disposizione sempre più spesso cedono alla giocata.

I più a rischio. Su mille anziani intervistati, il 70,7% ha ammesso di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Nel 16,4% dei casi i questionari hanno rilevato una situazione “problematica” in cui l’assuefazione all’azzardo è di gravità medio-alta. Non tutti i giocatori sono patologici: il 56,4% scommette senza ripercussioni economiche o sociali. Secondo l’indagine, presentata oggi a Torino, la maggior parte gioca per vincere denaro, per divertimento e per incontrare persone.

Quest’ultimo dato rispecchia la ‘logistica del gioco’. I luoghi in cui si scommette maggiormente sono le ricevitorie e i bar. “Il boom delle varie forme di gioco d’azzardo nel nostro Paese – dichiara Alberto Tomasso, segretario generale della Cgil Piemonte – è un fenomeno non recentissimo, ma negli anni ha assunto una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale”.

Il gioco non conosce crisi. Con un fatturato di 90 miliardi di euro, l’azzardo è uno dei pochi settori che non ha risentito della crisi economica, anzi si ciba del disagio e delle speranze di precari e anziani. “Abbiamo promosso questa ricerca  –  sottolinea Enzo Costa presidente nazionale Auser – per colmare un vuoto di informazione. Vogliamo far crescere tra le persone anziane la consapevolezza di quanto possa essere facile cadere nei rischi del gioco d’azzardo patologico che ha ricadute umane e sociali pesantissime”. In Italia sono quasi due milioni i giocatori sociali, ossia quelli a basso rischio dipendenza, mentre sono più di 800mila le persone che si avviano verso la patologia.

Il fascino dei numeri. Secondo lo studio, il 30% degli anziani gioca a Lotto e Superenalotto, il 26,6% al Gratta e vinci e alle lotterie istantanee. Questi dati non solo gravano sulla qualità di vita delle persone che spesso dilapidano pensioni già esigue, ma hanno un costo anche per lo Stato. Si stima che ogni anno le casse statali sborsino circa 6 miliardi di euro in spese sanitarie e giudiziarie, per non parlare dell’aumento dei crimini legati all’usura. “La ricerca – afferma Leopoldo Grosso vicepresidente del Gruppo Abele – mette in risalto la capillarità che ha raggiunto oggi il gioco d’azzardo in Italia. I dati sembrerebbero far emergere stime superiori a quelle generalmente diffuse sulla valutazione del gioco a rischio, sia per frequenza che per volume di giocate”.

L’appello: “Lo Stato deve impegnarsi”. Sebbene il gioco d’azzardo rappresenti un problema, per ora le istituzioni restano sorde alle richieste delle associazioni. Il mercato fiorisce di giochi a bassa soglia di accesso, camuffati da intrattenimento ludico per tutte le età che superano le resistenze del consumatore. “Tutte le forze democratiche  –  afferma Auser nazionale –  devono domandarsi quale modello culturale e di sviluppo ne può derivare. Se è eticamente accettabile che lo Stato favorisca la società concessionarie  anche mediante una politica fiscale in virtù della quale alcuni giochi sono tassati meno dell’1%”.  Molte le proposte per combattere il fenomeno: limiti all’apertura di nuove sale da gioco nei pressi di luoghi sensibili (scuole, uffici postali ecc), regole sulla pubblicità, finanziamenti per i servizi di prevenzione e cura della dipendenza da gioco.

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