Fiume Sele – lo splendido e misconosciuto corso d’acqua a rischio, i cittadini si mobilitano (da Citizen Salerno – 05.03.2014)

Scritto da: Michele Piastrella 

L'Oasi di Persano, sul fiume Sele

L’Oasi di Persano, sul fiume Sele

Da circa due settimane è iniziata a circolare una “petizione popolare”, con una raccolta firme che ha la finalità di proteggere il Fiume Sele dagli agenti inquinanti che, nell’ultimo periodo, ne hanno messo in pericolo la salubrità delle acque e la varietà di specie ittiche che lo popolano.

La petizione è stata organizzata dal “Gruppo Attivo Luciano Grasso” ed è stata già firmata da numerosi cittadini.

I promotori ed i firmatari chiedono, in particolare al Ministro dell’Ambiente, all’Autorità di bacino interregionale del Sele e agli Enti ed Organi competenti:

“- Verifiche dei fattori che hanno danneggiato la fauna ittica (indice di qualità sullo stato del fiume); – Controlli periodici sullo stato del fiume con analisi chimica e microbiologica , di tipo quantitativo e qualitativo dei microrganismi compresa eventuale presenza di inquinanti (tipo arsenico ecc.); – Monitoraggio periodico sul rispetto nel Minimo Deflusso Vitale così come stabilito dalla Autorità di Bacino Campania Sud ed Interregionale del Fiume Sele; – Istituzione immediata di organi qualificati per la vigilanza e il monitoraggio sistematico atto a garantire la salute dell’ecosistema in modo continuato e persistente; – Bonifiche lungo il corso del fiume, compresi gli affluenti, avendo constatato la presenza di un’ingente quantità di rifiuti urbani e speciali” (cit. dal testo della petizione)

Forse per i salernitani il fiume è noto per la sua parte terminale, che scorre tra Eboli e Capaccio nel territorio che da esso prende il nome, la “Piana del Sele”. Un territorio noto più per i campi agricoli e per le industrie casearie, nonché per la degradata strada litoranea, che non per il fiume stesso.

In realtà il fiume (che è sito in una zona ambientale protetta riconosciuta a livello italiano ed europeo, la “Riserva Naturale Foce Sele-Tanagro) nasce in provincia di Avellino, nel comune di Caposele (che da esso prende nome) a oltre 400 metri d’altezza, dal monte Paflagone. Dalle sorgenti le acque del Sele sono captate verso la Puglia, andando ad alimentare l’Acquedotto Pugliese; quest’ultimo, che si serve anche di altri fiumi, nel tratto che attinge al Sele arriva alla lunghezza di ben 250 km, attraversando le province di Avellino, Potenza, Foggia, Bari e Brindisi. Dunque, le acque del Sele garantiscono l’approvvigionamento idrici per centinaia di migliaia di persone. Tuttavia questa zona, nota per le pure acque sorgive, è stata interessata negli ultimi mesi a fenomeni di grave inquinamento, con la morte di oltre 300 trote, dovuta alla presenza, nelle acque, di materiali calcarei e litoidi…

Tornando al corso “naturale” del fiume, esso poi muove verso Contursi Terme, ormai in provincia di Salerno: in questa bellissima cittadina, anche grazie alle acque del Sele, sorgono le eccellenti terme curative. A Contursi un altro fiume, il Tanagro, che in realtà è più lungo e più ampio del Sele stesso, si immette in quest’ultimo e ne irrobustisce la portata.

Continuando lungo il suo percorso, il Sele percorre un’ampia vallata e viene irrigimentato nella diga di Persano; in questa zona sorge una splendida area naturalistica, l’Oasi di Persano, gestita dal WWF, che si articola attorno al lago artificiale sorto a seguito della costruzione della diga, negli anni 30 del XX secolo. Magnifica è la vegetazione qui presente, con alberi (salici, pioppi, ontani)), fiori (narcisi, orchidee selvatiche, gladioli), foreste ripariali di felci e giglio d’acqua e aree palustri.

Ma è soprattutto la fauna tipica del Sele ad essere visibile all’interno dell’oasi: tra tutte le specie ittiche, da rimarcare soprattutto la lontra, animale in via di estinzione. La Lontra è il simbolo stesso del Sele e delle sue acque pure (fino a questo punto del suo corso, il fiume è effettivamente limpido).  Tra gli altri pesci del Sele e dell’Oasi, ricordiamo: la carpa, l’anguilla, la rara lampreda, il cavedano. Tantissimi anche gli uccelli che popolano la zona: aironi, anatre tuffatrici, nibbio, sparviero, poiana, falco pellegrino.

Inoltre, suggestiva è la presenza di animali come la volpe, il tasso, il cinghiale, la puzzola e la donnola.

Nel prosieguo del suo corso il Sele diventa molto più ampio, proprio nella zona nota come “Piana del Sele” e all’altezza di Ponte Barizzo riceve le acque di un altro grosso fiume, il Calore.

E’ proprio in questa zona che ormai da anni si registra un grave inquinamento: spesso si verificano sversamenti di liquami e reflui della lavorazione del latte.

Ma l’inquinamento è anche nella zona di Serre, Persano, a causa della vicina discarica e nella zona della Foce, in cui insiste una riserva naturale e in cui vi sono i resti del celebre “Heraion”, antico meraviglioso tempio greco veneratissimo nell’antichità, noto per le sue “metope” oggi in esposizione al Museo Archeologico di Paestum.

Come si vede, quello del Sele è un eccezionale distretto paesaggistico e turistico, una fonte di approvvigionamento idrico per tantissime persone; in sintesi era e potrebbe essere un paradiso terrestre, ma si sta trasformando nel Paradiso perduto.

Di qui l’esigenza di risolvere i problemi di inquinamento e di avviare un vero e fattivo controllo delle istituzioni, come richiesto dall’encomiabile petizione.

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