Il venerdì nero di De Luca (da Cronache del Salernitano – 01.03.2014)

di Andrea Pellegrino

Lo hanno fatto fuori. Fino alla fine ha trattato per un posto ma a quanto pare De Luca in Consiglio dei Ministri sarebbe entrato da Papa ed uscito neppure Cardinale. Il tempo di mettersi in auto verso Roma e lo scenario è cambiato tre volte. Fino alla retromarcia su Salerno ed il ritiro. Da viceministro allo sviluppo economico, a sottosegretario alla coesione territoriale, fino al nulla. Il racconto drammatico della mattina di Vincenzo De Luca si chiude così. Fuori da Governo ed addio ad ogni speranza renziana: a quanto pare i veti in Consiglio dei Ministri sono stati tali da impedire ogni qualsiasi incarico per il sindaco salernitano. E le pressioni sembra che non siano giunte solo dal Nuovo Centrodestra che già nei giorni scorsi categoricamente aveva escluso un ritorno al ministero alle Infrastrutture e Trasporti di Vincenzo De Luca. Infatti, si racconta, che a nulla si valsa la difesa di Luca Lotti, neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio e fedelissimo del premier, contro chi voleva fuori da Roma a tutti i costi il sindaco di Salerno. Tra questi pare che lo stesso renziano Delrio (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) abbia sostenuto le tesi di alcuni colleghi democrat e dello stesso Ncd di Alfano. Così Matteo Renzi pare non abbia potuto fare altrimenti e cancellare De Luca dalla lista, tenendo per sé la delega alla coesione territoriale. Un’amara sorpresa piombata su De Luca mentre erano quasi alle porte di Roma. Ed invece non ha potuto fare altro che rientrare nella sua città, dove i suoi fedelissimi hanno sperato, fino alla pubblicazione del comunicato ufficiale del consiglio dei ministri, in un incarico ministeriale. Una brutta notizia anche per i forzisti salernitani che fin dai primi flash ufficiosi si erano precipitati, attraverso Roscia (coordinatore cittadino) e Gagliano (consigliere comunale) a congratularsi con il nuovo viceministro allo sviluppo economico. Poi alle 16,00 il colpo di scena con De Luca che affida a poche righe il suo commento: “Si è avviata a definizione la compagine governativa, con l’individuazione di responsabilità per vice ministri e sottosegretari. E’ importante accelerare al massimo l’azione di Governo, in relazione ad una crisi sociale pesante, ed in un Mezzogiorno nel quale la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli drammatici. Su questo, sull’impiego massiccio e produttivo dei fondi europei, e sul tema decisivo della sburocratizzazione è lecito ora attendersi, da parte di chi, come me e come tanti, è impegnato nel territorio risposte efficaci e sostenibili”. A Palazzo di Città, questa volta era già tutto pronto anche per la successione e si dice che De Luca, delega in tasca, avrebbe anche accelerato i tempi della decadenza. Ed, invece, ora dopo la beffa (politica) ci potrebbe essere anche il danno: il giudizio (sull’incompatibilità) proposto dai parlamentari salernitani dei Movimento 5 stelle, infatti, è ancora in corso ed in primo grado il giudice ha stabilito la decadenza di De Luca fin dal giuramento da sottosegretario del Governo Letta. Se fosse confermato in Appello, De Luca perderebbe anche la poltrona di primo cittadino. Ma questa è un’altra storia: ora politicamente la vicenda si mette male per De Luca, rimasto completamente scoperto e con poche speranze anche di ritentare la corsa per la Presidenza della Regione Campania. Segno che gli errori in politica si pagano, soprattutto se la lista è lunga: a partire dagli attacchi a Renzi (nel periodo bersianiano) fino ai dieci mesi di “doppio incarico” che hanno mostrato l’altra faccia (forse la vera) di Vincenzo De Luca. Fondamentalmente, al netto di tutto, Renzi ha voluto evitare i troppi problemi (comprese le ultime fibrillazioni interne alla segreteria provinciale del Pd) che portava con sé un sindaco di un comune che è di poco più grande di 100mila abitanti che però non è mai rimasto fuori dai Palazzi che contano. Questa volta sì. A quanto pare non ci sarà neppure il premio di consolazione: Michele Emiliano sarà capolista alle elezioni europee.

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