Renzi porta il Pd nella famiglia dei socialisti europei (da la Repubblica – 28.02.2014)

di GIANLUCA LUZI

Praticamente all’unanimità la Direzione del Pd ha votato per l’ingresso nella famiglia socialista e democratica europea, il Pse. Una decisione che sancisce la fine di un lungo percorso che in qualche modo rappresentava una anomalia: uno dei maggiori partiti di centrosinistra in Europa non era nella sua naturale famiglia di appartenenza. Il perché è facilmente comprensibile: dall’Ulivo in poi le varie sigle che hanno preceduto il Pd sono nate per mischiare culture politiche di diversa provenienza, quella cattolica e quella postcomunista. Chiaro che il percorso non è stato facile e ha avuto bisogno dei suoi tempi. Ma adesso il Pd è nel Pse, superando le ultime resistenze di esponenti come Fioroni. E non è senza significato che il Pd non è entrato nel Pse quando segretari erano uomini provenienti dalla storia postcomunista e lo fa quando leader è Matteo Renzi che viene dalla storia cattolica. La giornata del premier è stata contrassegnata da una lite telefonica con il sindaco di Roma Marino che aveva minacciato di “chiudere” la Capitale da domenica per mancanza di fondi dopo il ritiro del decreto salva-Roma. Giuste le preoccupazioni di Marino, sbagliati i toni, ha commentato il presidente del consiglio dopo aver annunciato che il consiglio dei ministri di domani presenterà un nuovo provvedimento per gli enti locali. E’ possibile che la riunione del governo affronti anche le nomine dei viceministri e sottosegretari. C’è attesa per sapere chi sarà nominato nei settori “sensibili” della Giustizia e delle Telecomunicazioni. Quest’ultimo di solito è di competenza del ministero dello Sviluppo, affidato alla ministra Guidi. Ma Renzi potrebbe decidere di tenerlo a Palazzo Chigi. Dall’economia due buone notizie per il governo: l’asta dei Btp è andata bene oltre le attese con rendimenti in calo. E il Fondo monetario ha elogiato i primi provvedimenti annunciati da Renzi, in particolare l’abbassamento della tasse sul lavoro. Continua il caos nel Movimento di Grillo. Dopo le epurazioni c’è il rischio di scissione. I duri e puri sono scatenati contro i dissidenti cacciati.

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