De Luca sottosegretario alla coesione territoriale (da la Città – 28.02.2014)

Il sindaco nominato dopo una lunga trattativa nella notte. Si occuperà di mezzogiorno. Inchiesta de “l’Espresso” che ricostruisce i 21 anni di potere gestito da De Luca dopo le accuse di Vaccaro.

Il sindaco Vincenzo De Luca sarà sottosegretario alla Coesione territoriale nel governo Renzi. In sostanza, si dovrebbe occupare del Mezzogiorno. La notizia della nomina, giunta dopo una lunga trattativa nella notte, è ancora riservatissima: sarà ufficializzata dopo il Consiglio dei ministri.

Ancora ieri, nel tradizionale collegamento con Radio Alfa, De Luca rispondeva con ironia ad una domanda sul suo futuro nel governo: «Sotto sotto, sopra sopra mi auguro solo la salute», diceva: «Ma la vostra è un’ossessione!». Ribadiva insomma di stare bene a Salerno, pur ammettendo che a Roma è più facile intercettare i fondi europei che al momento sono gli unici a disposizione: «Se il governo mantiene gli impegni assunti, si può lavorare bene o a Roma o a Salerno».

L’Espresso e il fenomeno De Luca. Il suo è un record assoluto: Vincenzo De Luca domina Salerno da 21 anni, controllando il Comune, il partito, le grandi opere. Un’inchiesta de “l’Espresso” nel numero in edicola analizza il sistema di potere costruito dal sindaco. Come spiega Guglielmo Vaccaro, deputato democrat molto vicino a Enrico Letta che per protesta ha occupato la sede cittadina del Pd: «Grazie all’enorme pacchetto di voti che Vincenzo può controllare, lui governa non solo la città, ma influisce sul Pd campano e, di riflesso, sulla direzione nazionale del partito. È un mammasantissima, peggio di Lauro». Qui nelle primarie dello scorso novembre Renzi ha preso un mostruoso 97,1 per cento tra gli iscritti, e qualche giorno fa la sua candidata alla segreteria regionale, Assunta Tartaglione, ha superato il 68 per cento delle preferenze. Vaccaro, battuto seccamente, è sgomento: «Ho fatto denuncia ai pm: il Pd di Salerno è malato di broglite acuta. Ci sono paesi dove ha votato, calcolatrice alla mano, un elettore ogni 27 secondi».
L’inchiesta de “l’Espresso” esamina la macchina di consenso delle 43 società che a vario titolo fanno capo al Comune. E lo stato delle opere urbanistiche che hanno rifatto il volto della città, alcune delle quali incompiute. Chiedendo spiegazione allo stesso De Luca. Che replica: «La vicenda del Crescent, un’opera meravigliosa bloccata da un ambientalismo truffaldino, è la metafora perfetta della demenzialità del nostro Paese. Il prossimo 8 marzo faremo un convegno per lanciare un dibattito nazionale sul tema del rinnovo urbano, sostanzialmente impossibile a causa dei cultori della sottocultura della mummificazione. Ci sarà anche Vittorio Sgarbi».
Sindaco, per molti il Crescent è un ecomostro, tipo il Fuenti. 
«Non diciamo idiozie. È progettato da un grande architetto, Ricardo Bofill. Abbiamo risanato una zona cementificata degradata, piena di prostitute e spacciatori. Va bene dissentire dalla qualità dell’opera, ma non accetto le critiche dei somari».
Lei è stato indagato però…
«Guardi non tengo più il conto degli avvisi di garanzia che ho avuto in vent’anni. Le dico però che se avessi avuto paura dei pm non avrei potuto rifare il centro storico, il Lungoirno, la stazione firmata Hadid, il metro. Salerno è una delle poche realtà italiane, forse europee, in cui si sta cercando di perseguire una grande trasformazione urbana. Basata sul turismo, sull’eccellenza dei servizi, sulla cultura».
L’accusano di aver lasciato incompiute molte opere.
«È una totale idiozia. Solo il PalaSalerno non è terminato perché la ditta è fallita. Io ho fatto la Cittadella Giudiziaria, ho portato la raccolta differenziata al 70 per cento. Siamo al top per gli asili nido, abbiamo fatto 20 parchi urbani. Il centro storico è rinato, abbiamo chiamato architetti come Calatrava, Chipperfield, Hadid. Insomma, Salerno è probabilmente la realtà più dinamica d’Italia. L’unica mia preoccupazione è il bilancio, lo ammetto. Ma non per colpa mia: è lo Stato che ci ha tagliato 30 milioni di trasferimenti l’anno. Ma noi andiamo avanti lo stesso».
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