Le morti sul lavoro restano senza giustizia (da l’Espresso – 24.02.2014)

PROCESSI

Gran parte degli infortuni sul lavoro rimangono senza condanne definitive perché cadono in prescrizione. Stessa cosa per gli omicidi colposi da incidente stradale

Le morti sul lavoro restano senza giustizia
Morti sul lavoro e omicidi colposi da incidenti stradali. Sono due categorie di reati che cadono quasi sempre in prescrizione, perfino quando la popolarità delle vittime desta clamore. Era un calciatore promettente Niccolò Galli, quando nel 2001, a 17 anni, dopo essersi allenato con i compagni di squadra del Bologna, tornava in città con il suo motorino. Lungo la strada è caduto e si è schiantato contro il tubo di un guard-rail riparato malamente e lasciato privo di protezione. Niccolò era figlio dell’ex portiere della nazionale Giovanni Galli, che ha voluto vedere il luogo dell’incidente commentando tra le lacrime: «È da disgraziati lasciare un palo così».

Per la morte del giovane erano stati condannati in primo grado, nel 2007, un tecnico della Coop Costruzioni e due funzionari del Comune di Bologna. Il processo d’appello si è concluso dieci anni dopo: nel marzo 2011 i giudici hanno dovuto dichiarare la prescrizione, come succede per moltissimi altri omicidi colposi.

Senza condanne definitive, per lo stesso motivo, restano gran parte degli infortuni sul lavoro.

Un esempio tra i tanti: Angelo Giafaglione, palermitano, sommozzatore professionista, aveva 34 anni quando nell’agosto 2005 venne ucciso dal monossido di carbonio inserito nelle bombole al posto dell’ossigeno, mentre lavorava a dodici metri di profondità nel mare di Cattolica. I dati del computer da polso indicano che aveva tentato una disperata risalita. Il suo collega di vedetta, invece di sorvegliare, si era messo a pescare cozze.

Nel giugno 2010 il tribunale di Rimini ha condannato sia il collega che il titolare dell’impresa, per violazione delle norme di sicurezza. Ma in appello la corte ha concesso ai due imputati le attenuanti generiche e, pur confermando «l’accertata responsabilità», ha dichiarato il reato «estinto per prescrizione».

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